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venerdì 15 luglio 2011

It all ends


E così, alla fine, siamo giunti alla conclusione della saga di Harry Potter. Che dire: l'emozione è stata veramente tanta! Anche se, ovviamente, assolutamente niente in confronto alle emozioni uniche che mi diede la lettura del libro nel lontano 2008...

Fatto questo doveroso inciso veniamo al film... OCCHIO AGLI SPOILER. Diciamo innanzitutto che, purtroppo, il film semplicemente non è all'altezza del libro: non è affatto un film brutto... ma, piuttosto, un insieme di alti e bassi che, alla fine lasciano davvero un po' l'amaro in bocca.
Iniziamo con le cose positive: è molto aderente al libro (e questo, per la saga di Harry Potter, è stato sempre un vero valore aggiunto) e rappresenta davvero la "prova più convincente" di tutto il cast, con vette veramente alte come quella di Rickman nei panni di Piton. Ci sono alcune perle veramente piacevoli, come la scena del Pensatoio (bellissima!), quella di King's Cross "paradisiaca" e tutta la sequenza della caccia al Diadema di Corvonero ad Hogwarts.
Molte altre, cose, però, sono davvero deludenti, come l'attacco alla Gringotts e, soprattutto, la battaglia finale stessa: non è "fatta male", ma semplicemente poco riuscita. Si ha la sensazione che stavolta sia davvero mancato un "esperto" del genere "war movie", uno alla Jackson, Scott o Spielberg, per indentersi: vediamo combattere per la vita i nostri beniamini, che abbiamo visto crescere con noi nei film precedenti... ma la battaglia non riesce mai a coinvolgere appieno, mai ad esaltare ed angosciare come dovrebbe. Tutto scorre, rapidamente e indolore (comprese terribili morti che ben altro pathos avrebbero dovuto avere) e si arriva quasi scivolando alla sfida finale. Resta il fatto che qualcosa non ha funzionato ed è un vero peccato per quello che avrebbe potuto rappresentare (una battaglia stile Signore degli Anelli, appunto). Comunque proprio il gran finale resta IL PUNTO veramente più deludente. Non si capiscono moltissime cose, come il fatto che Harry sia diventato Master of Death e, ancora più grave, dal mio punto di vista, COME Harry sconfigge Voldemort: nel film svanisce incenerendosi senza un apparente motivo, mentre, nel libro viene chiarito come Harry, anche questa volta, non usi l'attacco, ma il SUO incantesimo di difesa preferito, quello usato in tutti i momenti difficili prima di ora: Expelliarmus. E' la superbia di Voldemort ad ucciderlo, non una qualsivoglia "supremazia magica" di Harry... ecco il vero finale del libro. Sarebbe stato doveroso, in un punto come questo, essere per quanto più possibili fedeli... Leggete qui sotto: riporto il finale del libro. Chi ha visto il film... giudichi cosa è meglio:

da Harry Potter e i Doni della Morte:
«Protego!» ruggì Harry, e il Sortilegio Scudo si allargò al centro della
Sala. Voldemort si guardò intorno cercandone l'origine e finalmente Harry
si tolse il Mantello dell'Invisibilità.
L'urlo di sorpresa, le acclamazioni, le grida di «Harry!», «È vivo!» furono
subito soffocati. La folla ebbe paura e il silenzio cadde improvviso e totale,
quando Voldemort e Harry si guardarono e cominciarono a muoversi
in cerchio uno di fronte all'altro.
«Non voglio aiuto» disse Harry, e nel silenzio assoluto la sua voce risuonò
come uno squillo di tromba. «Deve andare così. Devo essere io».
Voldemort sibilò, gli occhi rossi spalancati.
«Potter non voleva dire questo. Non è così che si comporta, vero? Chi
userai come scudo oggi, Potter?»
«Nessuno» rispose Harry semplicemente. «Non ci sono altri Horcrux.
Siamo solo tu e io. Nessuno dei due può vivere se l'altro sopravvive, e uno
di noi sta per andarsene per sempre...»
«Uno di noi?» lo schernì Voldemort. Ogni suo muscolo era teso e i suoi
occhi rossi erano immobili: un serpente pronto a colpire. «Pensi che sarai
tu, vero, il Ragazzo Che È Sopravvissuto per caso, solo perché Silente tirava
i fili?»
«È stato un caso quando mia madre morì per salvarmi?» chiese Harry.
Continuavano a spostarsi di lato, tutti e due, disegnando un cerchio perfetto,
mantenendo la stessa distanza l'uno dall'altro. Per Harry esisteva solo il
volto di Voldemort. «Un caso che io abbia deciso di combattere in quel
cimitero? Un caso che io non mi sia difeso questa notte, eppure sia sopravvissuto,
e tornato per combattere di nuovo?»
«Casi!» urlò Voldemort, ma ancora non colpì, e la folla era come pietrificata,
delle centinaia di persone che riempivano la Sala sembrava che solo
loro due respirassero. «Casi e fortuna e il fatto che ti sei rannicchiato a frignare
dietro le gonne di uomini e donne più grandi di te, e hai lasciato che
io li uccidessi al posto tuo!»
«Non ucciderai nessun altro questa notte» ribatté Harry. Ancora si muovevano
in cerchio e si fissavano, occhi verdi dentro occhi rossi. «Non potrai
uccidere nessuno di loro, mai più. Non capisci? Ero pronto a morire
per impedirti di fare del male a queste persone...»
«Ma non l'hai fatto!»
«... era mia intenzione, ed è questo che importa. Ho fatto quello che ha
fatto mia madre. Sono protetti da te. Non hai notato che nessuno dei tuoi
incantesimi funziona su di loro? Non puoi torturarli. Non puoi toccarli.
Non impari dai tuoi errori, Riddle, vero?»
«Tu osi...»
«Sì, io oso» continuò Harry. «Io so cose che tu non sai, Tom Riddle. Io
so molte cose importanti che tu non sai. Vuoi sentirne qualcuna, prima di
commettere un altro grosso errore?»
Voldemort non parlò ma continuò a muoversi in cerchio, e Harry seppe
di averlo ipnotizzato, per il momento pendeva dalle sue labbra, trattenuto
dalla vaghissima possibilità che Harry conoscesse davvero un ultimo segreto.
«È di nuovo l'amore?» ringhiò Voldemort, il volto da serpente contorto
in una smorfia di scherno. «La soluzione preferita di Silente, l'amore, che a
sentir lui vince la morte. Ma l'amore non gli ha impedito di cadere dalla
Torre e andare in pezzi come una vecchia statuina di cera. L'amore non ha
impedito a me di schiacciare quella Mezzosangue di tua madre come uno
scarafaggio, Potter... e pare che nessuno ti ami abbastanza da farsi avanti,
questa volta, a prendersi la mia maledizione. Quindi che cosa ti impedirà
di morire adesso, quando colpirò?»
«Una cosa sola» rispose Harry, e ancora si fronteggiavano, assorti l'uno
nell'altro, separati soltanto dall'ultimo segreto.
«Se non è l'amore che ti salverà, questa volta» insisté Voldemort, «devi
credere di avere una magia che io non ho, o un'arma più potente della
mia».
«Credo entrambe le cose» ribatté Harry, e vide la sorpresa balenare sul
volto di serpe e dissiparsi all'istante; Voldemort scoppiò a ridere e il suono
fu più spaventoso delle sue urla; folle e privo di gioia, echeggiò nella Sala
silenziosa.
«Tu credi di conoscere più magie di me?» chiese. «Di me, di Lord Voldemort,
che ha compiuto magie che Silente stesso non si era nemmeno sognato?»
«Oh, se l'era sognato eccome» rispose Harry, «ma lui ne sapeva più di
te, abbastanza da non fare quello che hai fatto tu».
«Vuoi dire che era un debole!» urlò Voldemort. «Troppo debole per osare,
troppo debole per prendere ciò che avrebbe potuto essere suo e invece
sarà mio!»
«No, era più intelligente di te. Era un mago migliore, un uomo migliore».
«Io ho provocato la morte di Albus Silente!»
«È quello che credi. Ma ti sbagli».
Per la prima volta, la folla che li attorniava si mosse e le centinaia di
persone lungo le pareti respirarono come una sola.
«Silente è morto!» Voldemort sputò queste parole contro Harry come se
gli potessero provocare un dolore insopportabile. «Il suo corpo marcisce
nella tomba di marmo vicino a questo castello, io l'ho visto, Potter, e non
tornerà!»
«Certo, Silente è morto» rispose Harry tranquillo, «ma non l'hai fatto
uccidere tu. Ha scelto lui come morire, con mesi di anticipo, ha programmato
tutto con l'uomo che credevi fosse il tuo servo».
«Che sogno infantile è questo?» chiese Voldemort, ma ancora non colpì,
e i suoi occhi rossi non si staccavano da Harry.
«Severus Piton non era tuo» spiegò Harry. «Piton era di Silente, di Silente
dal momento in cui hai cominciato a dare la caccia a mia madre. E
non te ne sei mai accorto, per via della cosa che non puoi capire. Non hai
mai visto Piton evocare un Patronus, vero, Riddle?»
Voldemort non rispose. Continuavano a girare come lupi pronti a sbranarsi.
«Il Patronus di Piton era una cerva» continuò Harry, «come quello di
mia madre, perché lui l'ha amata per tutta la vita, da quando erano bambini.
Avresti dovuto capirlo» aggiunse, vedendo le narici di Voldemort vibrare.
«Ti aveva chiesto di risparmiarla, no?»
«La desiderava, tutto qui» lo schernì Voldemort, «ma quando lei morì,
convenne che esistevano altre donne, di sangue più puro, più degne di
lui...»
«Naturale che ti abbia detto questo, ma è stato la spia di Silente dal momento
in cui la minacciasti e da allora ha lavorato contro di te! Silente stava
già morendo quando Piton l'ha finito!»
«Non ha importanza!» strillò Voldemort. Aveva seguito ogni parola con
attenzione rapita, ma ora scoppiò in una risata stridula e folle. «Non ha
importanza se Piton fosse mio o di Silente, o quali insignificanti ostacoli
abbiano cercato di mettere sul mio cammino! Io li ho schiacciati come ho
schiacciato tua madre, il presunto grande amore di Piton! Oh, ma tutto torna,
Potter, e in modi che tu non comprendi!
«Silente stava cercando di tenere lontana da me la Bacchetta di Sambuco!
Voleva che fosse Piton il vero padrone della Bacchetta! Ma io sono arrivato
prima di te, ragazzino... l'ho trovata prima di te, ho capito la verità
prima di te. Ho ucciso Severus Piton tre ore fa e la Bacchetta di Sambuco,
la Stecca della Morte, la Bacchetta del Destino è davvero mia! L'ultimo piano
di Silente è andato storto, Harry Potter!»
«Sì, è vero» concesse Harry. «Hai ragione. Ma prima che tu provi a uccidermi,
ti consiglio di pensare a quello che hai fatto... pensaci, e cerca in
te un po' di rimorso, Riddle...»
«Che cosa?»
Di tutte le cose che Harry gli aveva detto, più di ogni rivelazione o insulto,
niente sorprese Voldemort come questa. Harry vide le sue pupille ridursi
a fessure sottili, la pelle attorno agli occhi sbiancare.
«È la tua ultima possibilità» continuò Harry, «tutto ciò che ti resta... ho
visto quello che sarai altrimenti... sii un uomo... cerca... cerca un po' di rimorso...»
«Tu osi...?» ripeté Voldemort.
«Sì, oso» rispose Harry, «perché l'ultimo piano di Silente non si è ritorto
contro di me. Si è ritorto contro di te, Riddle».
La mano di Voldemort tremò sulla Bacchetta di Sambuco e Harry strinse
forte quella di Draco. Capì che era questione di secondi.
«Quella bacchetta non funziona ancora bene perché hai assassinato la
persona sbagliata. Severus Piton non è mai stato il vero padrone della Bacchetta
di Sambuco. Non ha mai sconfitto Silente».
«L'ha ucciso...»
«Non mi ascolti? Piton non ha mai sconfitto Silente! Hanno deciso insieme
la sua morte! Silente voleva morire imbattuto, essere l'ultimo vero
padrone della Bacchetta! Se tutto fosse andato come previsto, il potere della
Bacchetta sarebbe morto con luì, perché non gli sarebbe mai stata vinta!»
«Ma allora, Potter, è come se Silente l'avesse consegnata a me!» La voce
di Voldemort era intrisa di piacere malvagio. «Io ho rubato la Bacchetta
dalla tomba del suo ultimo padrone! Io l'ho portata via contro il desiderio
del suo ultimo padrone! Il suo potere è mio!»
«Ancora non capisci, Riddle? Possedere la Bacchetta non basta! Tenerla,
usarla non la rende davvero tua. Non hai sentito Olivander? È la bacchetta
che sceglie il mago... la Bacchetta di Sambuco ha riconosciuto un nuovo
padrone prima della morte di Silente, qualcuno che non l'ha mai nemmeno
sfiorata. Il nuovo padrone ha tolto la Bacchetta a Silente contro la sua volontà,
senza mai capire cosa aveva fatto, o che la bacchetta più pericolosa
del mondo gli aveva offerto la sua obbedienza...»
Il petto di Voldemort si alzò e si abbassò in fretta, e Harry avvertì la maledizione
in arrivo, la sentì crescere dentro la bacchetta puntata contro il
suo viso.
«Il vero padrone della Bacchetta di Sambuco era Draco Malfoy».
Una vacua sorpresa comparve per un attimo sul viso di Voldemort, poi sparì.
«Ma che importanza ha?» mormorò il Signore Oscuro. «Anche se tu avessi
ragione, Potter, non farebbe alcuna differenza per te e per me. Non
hai più la bacchetta di fenice: il nostro sarà un duello di pura abilità... e
dopo che avrò ucciso te, potrò occuparmi di Draco Malfoy...»
«È troppo tardi» osservò Harry. «Hai perso l'occasione. Sono arrivato
prima io. Ho battuto Draco settimane fa. Gli ho portato via questa».
Harry agitò la bacchetta di biancospino e sentì gli sguardi di tutti i presenti
su di essa.
«Quindi è tutto qui, capisci?» sussurrò. «La bacchetta che hai in mano sa
che il suo ultimo proprietario è stato Disarmato? Perché se lo sa... sono io
il vero padrone della Bacchetta di Sambuco».
Un bagliore d'oro rosso divampò all'improvviso nel soffitto incantato
sopra di loro e uno spicchio di sole accecante apparve sul davanzale della
finestra più vicina. La luce colpì i due volti nello stesso momento e quello
di Voldemort divenne una macchia infuocata. Harry udì la voce acuta strillare
e urlò anche lui la sua speranza estrema verso il cielo, puntando la
bacchetta di Draco.
«Avada Kedavra!»
«Expelliarmus!»
Lo scoppio fu come un colpo di cannone e le fiamme dorate che eruppero
tra loro, al centro esatto del cerchio che avevano disegnato, segnarono il
punto in cui gli incantesimi si scontrarono. Harry vide il lampo verde di
Voldemort urtare il proprio incantesimo, vide la Bacchetta di Sambuco volare
in alto, scura contro l'alba, roteare come la testa di Nagini contro il
soffitto incantato, verso il padrone che non avrebbe ucciso, che finalmente
ne entrava in pieno possesso. E Harry, con l'infallibile abilità del Cercatore,
la prese al volo con la mano libera mentre Voldemort cadeva all'indietro,
le braccia spalancate, le pupille a fessura degli occhi scarlatti che si giravano
verso l'alto. Tom Riddle crollò sul pavimento con banale solennità,
il corpo fiacco e rattrappito, le mani bianche vuote, il volto da serpente inespressivo
e ignaro. Voldemort era morto, ucciso dal rimbalzo della sua
stessa maledizione, e Harry fissava, con due bacchette in mano, il guscio
vuoto del suo nemico.
Se avete ancora voglia di leggere in giro. Questa recensione, pubblicata su Fantasy Magazine, è quella che mi trova più d'accordo. Buona lettura!
 
Harry Potter e i Doni della Morte - Parte II
Voto: 3,5/5

domenica 11 luglio 2010

Diario Clandestino



Nella nostra società moderna è sempre più difficile comprendere come possa essere vivere in un campo di prigionia, sognando le famiglie e la vita (agiata) che aspetta a casa, ma con la volontà ferma di superare, di giorno in giorno, i morsi della fame e, semplicemente, di sopravvivere in qualche modo. Questo libro, scritto dallo stesso autore di Don Camillo, che subì due lunghissimi anni di internamento in un campo di prigionia nazista dopo l'armistizio del 1943, riesce, tramite una serie di "istantanee" consecutive, a dare almeno un'idea di quella che, in fin dei conti, è SOLO una delle infinite storie tragiche che possono essere associate alla Seconda Guerra Mondiale. E vedere persone normali che reagiscono a situazioni così assurdamente ridicole è quello che ce lo fa comunque sentire vivo e reale. Forse il modo migliore per cercare di comprendere un qualcosa che davvero sfugge alla nostra logica moderna.

Giovannino Guareschi
Diario Clandestino (1943-1945)
1949, Rizzoli

Voto: 3/5

lunedì 7 dicembre 2009

L'Ombra del Vento



Pochi libri hanno quella capacità di catturare il lettore come se la propria vita si dovesse interrompere per sapere "come va a finire" la storia. Sicuramente l'Ombra del Vento, primo romanzo di successo dello scrittore spagnolo Zafon, riesce davvero bene in questo intento e la cosa più divertente è che proprio nella storia stessa si narra di un libro omonimo che ammalia il lettore protagonista David e tutti coloro che hanno modo di leggerlo.
Francamente in questo caso non mi sembra nemmeno il caso di anticipare qualcosa sulla trama. Basta dire che la vicenda si sviluppa come una serie di scatole cinesi, ambientata attraverso oltre 50 anni di storia spagnola (Guerra Civile compresa), di cui noi, leggendo il libro, potremmo considerarci solo quella più esterna. Davvero affascinante! Così come Barcellona, che fa da sfondo, ma anche da motore, con i suoi caffè, le sue ville e la sua bellezza, all'intera vicenda... insomma un giallo, sì, ma anche un romanzo sentimentale, storico e psicologico. Davvero i miei complimenti a Zafon. Ora non mi resta che mettermi avidamente alla ricerca del suo nuovo romanzo, naturalmente, non per bruciarlo ;-), ma semplicemente per leggerlo con curiosità!

Carlos Ruiz Zafon
L'Ombra del Vento
2004, Mondadori

Voto: 5/5

martedì 17 novembre 2009

The Lost Dan Brown




Che delusione!
Ho particolarmente apprezzato gli ultimi due romanzi del mitico Langdon (il primo, Crypto, era davvero orribile!) e, ormai che stiamo parlando di un fenomeno mondiale, aspettavo con grande interesse il nuovo romanzo, le cui premesse erano molto intriganti. La storia si dipana nel mondo misterioso della massoneria ed è ambientate nella capitale che nacque proprio dal sogno di importanti massoni quali i fondatori degli Stati Uniti d'America: Washington, D.C.. Quali misteri si celano nella perfezione degli edifici costruiti rispettando un disegno così ordinato e significativo? Questo, insieme al tema delle Scienze Noetiche (sebbene siano un mucchio di fesserie spacciate come vere, ma a questo Brawn ci ha abituato fin dalle "verità" su Gesù e la Maddalena...), è lo scheletro portante della trama.
L'inizio è promettente, con l'azione che sembra strutturata per ricostruire ancora una volta quella miscela unica, che già avevamo assaporato in Angeli e Demoni e nel Codice Da Vinci, ma, man mano che la storia si dipana, ci si perde in un flusso poco strutturato e spesso confusionario in cui non funziona a poco a poco, più nulla. In particolare è il villain del romanzo che non ha nessun carisma: è assolutamente sconclusionato nelle sue azioni e addirittura viene da pensare come abbia fatto ad architettare in precedenza un piano così complesso...
Purtroppo anche il finale, moooolto lungo, è una vera e propria delusione, in quanto non ha nessun pathos: la storia si risolve così, tra rivelazioni iperabusate nel mondo della letteratura e del cinema negli ultimi decenni e la scoperta che il simbolo perduto è... non lo dico per non rovinare la sorpresa, ma mancano solo musiche new age ad accompagnare le scene ed i dialoghi, assolutamente ridicoli... Bocciato completamente! Gli concedo l'appello sulla fiducia, ricordando il capolavoro Angeli e Demoni e l'ottimo Codice Da Vinci. Speriamo davvero che il prossimo non mi deluda!


The Lost Symbol
Dan Brown


2009, DoubleDay


Voto: 1/5

martedì 3 novembre 2009

Il Lampo di Cento Milioni di Soli


In queste settimane piene di concerti, ho potuto partecipare anche a quello degli Snow Patrol, band britannica originaria di Belfast. È uno dei gruppi che ho conosciuto solo nell'ultimo anno, grazie al mio avvicinamento al rock/pop britannico, ma il loro stile non è quello della tipica indie rock band, ma, è molto più vicino ai mitici Coldplay, cui sono stati giustamente paragonati in più recensioni. In realtà hanno uno stile piuttosto personale e condividono ben poco con i cantori di Viva la Vida.
Nella loro "era di successo" hanno prodotto tre album e un primo best of in uscita a Novembre. Se Run e Chasing Car, i loro più grandi successi, appartengono rispettivamente al primo, Final Straw, ed al secondo, Eyes Open, il terzo album, A Hundred Million Suns, uscito poco più di un anno fa, rappresenta il passo finale di maturazione delle sonorità della band e, se vi siete incuriositi, vi consiglio di partire proprio da questo per avvicinarvi alla band, che rappresenta un passo importante nella loro maturità.





Il concerto a cui ho assistito, ancora una volta al Wiltern di Downtown L.A. non ha davvero deluso: per la prima volta c'erano tantissimi giovani e, in più, si era all'ultima tappa del loro tour Nordamericano. Questo ha fatto sì che l'energia nell'esibizione fosse davvero massima. Divertenti anche gli ospiti nel preconcerto, i Plain White T's del tormentone dello scorso autunno Hey There Delilah (tra l'altro hanno annunciato che a breve dovrebbe uscire il loro nuovo album). Qui potete trovare una galleria di foto del concerto che ho fatto con il mio umile iPhone!


Il momento più bello, però, è stato sul finale del concerto, quando ci hanno regalato l'esibizione integrale di The Lightning Strike, spettacolare brano da oltre 16 minuti, posto in chiusura all'ultimo album, che i ragazzi hanno scritto ispirati ad una potente tempesta di lampi cui hanno assistito mentre si trovavano Glasgow. L'esibizione di questo pezzo è stato accompagnato da una serie di immagini davvero suggestive, basate sul tema degli origami, progetto grafico portante proprio di A Hundred Million Suns. Davvero da brividi! 




Se vi interessa vedervi il filmato vi cosiglio di scaricarvelo direttamente da qui. Per avere maggiori informazioni su questa bellissima clip, invece, vi rimando a questo articolo. Take back the city!

sabato 17 ottobre 2009

Con questa Luce, in questa Sera



Con questo poetico titolo, gli Editors, una delle maggiori band emergenti dell'indie-rock inglese hanno chiamato il loro nuovo album, "In this light and on this evening", in uscita questa settimana. I tre (sono solo 3!) ragazzi di Birmingham si sono caratterizzati fin dal primo recentissimo album, The Back Room (2005) per il loro stile assolutamente peculiare, il che non è davvero poco per essere una band all’esordio che si affacciava in un mondo piuttosto saturato. Il vero "marchio di fabbrica", infatti, fin dall’inizio è stata certamente l'inconfondibile voce del leader e cantante, Tom Smith: una volta che si è sentita, di sicuro non si dimentica. Per capire cosa intendo, provate a vedere Munich (qui), il loro primo singolo di successo.

Del 2007, invece, è An End has a Start, caratterizzato da una profonda maturazione delle tematiche musicali presentate solo due anni prima, che lo rende molto più "raffinato" e bello da ascoltare del predecessore. Numerose le tracce davvero memorabili. Fra queste una delle più memorabili è certamente The Racing Rats (qui).

Cosa farebbe una band emergente, che sta avendo molto successo con un certo stile? Continuerebbe nell'opera di raffinamento e maturazione, probabilmente dando origine ad almeno altri due album senza troppi "cambiamenti". Ma i tre di Birmingham hanno voluto andare ben oltre, con questo album, facendo un salto che normalmente si trova in molti artisti solo in una decade. Anche loro hanno seguito l'attuale "corrente" dell'indie-rock britannico che, come hanno iniziato i Killers (che britannici non sono proprio, ma sono stati "adottati" a livello musicale) con Day and Age dell'anno scorso, cerca di riattualizzare sonorità tipicamente anni '80, con l'uso del sintetizzatore e brani con così tanto ritmo, che possono essere tranquillamente ballati! Ma Tom, messa via la chitarra, si è davvero scatenato col canto e al sintetizzatore, con un risultato assolutamente spettacolare (e vi garantisco che Tom di energia ne ha da vendere, come ho potuto vedere di persona anche a Ferrara nel loro concerto del 24 giugno, dove presentarono diversi nuovi brani in anteprima! Che forti che sono live!).

Fra i brani davvero indimenticabili del nuovo album vi segnalo Bricks and Mortar (qui l'esibizione live di Ferrara) e Papillon, primo singolo estratto, il cui video mostra degli scorci dell'ormai a me nota Downtown di L.A.. Speriamo di sentirlo presto nelle radio italiane. Secondo me sarebbe un grande successo, come lo è stato Human per i Killers. Ma si sa che c'è sempre voglia di andare sul sicuro... non resta che sperare in Deejay, unica vera "talent scout" radiofonica.



Vi lascio, infine, con una bella iniziativa di marketing per la promozione del nuovo album: su  http://www.editorsofficial.com/streetview/ è possibile trovare una versione un po' particolare del celebre Street View di Google. Trovate, infatti, una mappa di Londra (sempre la mitica Londra!) dove potete selezionare uno dei 9 punti (uno per ogni traccia) e, camminando due passi, ritrovarvi a vedere delle foto a 360° (in stile Google) dove un gruppo di attori segue come soggetto i brani dell'album (che sono in contemporanea riprodotti). Alcune foto sono un po' inquietanti, ma sicuramente è una cosa mai vista... e poi così vi potete ascoltare tutto l'album gratis!!! Per capire meglio di cosa parlo, comunque, vi allego questo filmato esplicativo: buona navigazione per Londra...


venerdì 16 ottobre 2009

Wait for Me

Ragazzi, non posso che fare i complimenti a Moby!
Lo apprezzo da molti anni ormai (a proposito: lo sapete che ha scelto questo nome d'arte perché suo bisnonno era proprio quel Melville di Moby Dick?). Anche se non mi piace tutto della sua produzione, posso comunque mettere tranquillamente 18 (del 2002) tra i miei album preferiti. L'ultimo disco, Wait for Me, uscito lo scorso giugno, ha visto un ritorno al Moby classico, più new age, che pop o disco. È un album sicuramente di non facile ascolto, ma davvero bello: ve lo consiglio!
Io l'ho acquistato appena uscito con molto piacere, in quanto, è un artista assolutamente contrario alla politica antipirateria delle major discografiche (tra l'altro è stato anche schieratissimo pro Obama fin dall'inizio!). Non a caso questo disco l'ha pubblicato con la sua nuova etichetta personale "Little Idiot" e ha regalato a tutti ben due singoli in download gratuito come mp3, puliti da qualsivoglia DRM!



Quando ho visto che avrebbe fatto un concerto a L.A. ho deciso di provare a vederlo live, anche perché avevo perso il suo concerto a Lucca questa estate per una manciata di giorni (era a fine luglio, proprio nei giorni in cui sono partito per gli USA!). Non potevo certo aspettarmi che suonasse per poco più di un'oretta come fanno molti, ma non pensavo che ci tenesse così tanto al suo pubblico da fare un concerto così lungo: quasi due ore e mezza!!! Incredibile! Alternandosi al canto con una bravissima cantante di colore e un'altra giovane promessa (che l'ha accompagnato nei brani dell'ultimo album), è andato avanti per tutto questo tempo, passando dalla chitarra, ai tamburi, alla tastiera, con una buona padronanza di tutti, ma soprattutto con una energia pazzesca! Il concerto ha svariato continuamente tra i molti generi che tocca Moby: ci ha regalato quindi brani melodici new age, soprattutto dall'ultimo album; non è mancata una bella carrellata dei grandi classici (da Porcelain a Extreme Ways); ma la cosa più incredibile sono state le due lunghissime sessioni di disco pura (ha citato anche il suo status di "former rave man"): un ritmo davvero tutto da ballare! Peccato solo per il pubblico, decisamente freddino e poco coinvolto. In effetti ieri sera l'età media era piuttosto elevata (ben sopra i quaranta!) ma in generale, in tutti i concerti che ho visto fino ad ora ho notato un coinvolgimento molto inferiore del pubblico rispetto ai nostri. Chissà come mai?



Comunque nell'ultima parte il ritmo era così travolgente che si sono sciolti tutti! Bravo Moby che è riuscito in quest'impresa! Insomma, in conclusione non mi resta che fare i complimenti a Moby e al suo gruppo per il lunghissimo concerto! Alla prossima occasione. Non mancherò di sicuro!

In conclusione, vi lascio ai due video tratti dall'album. Il primo è forse il brano più bello del disco. Si chiama Mistake:



Il secondo, invece, è un brano strumentale che ha visto una collaborazione con il mitico David Lynch. Si chiama Shot in the Back of the Head e lo trovate qui (non si può incorporare nei blog, mannaggia!).

venerdì 4 settembre 2009

Destinazione Finale: Hollywood



Sabato scorso, con lo sfondo apocalittico dell'incendio che ho descritto in questo post di ieri, mi sono fatto una bella passeggiata per Hollywood Blvd. Lo storico centro del cinema americano era stato in larga parte abbandonato nella seconda metà del '900 e solo 10 anni il quartiere era particolarmente degradato. La costruzione del centro commerciale del Kodak Theatre, celebre teatro della Notte degli Oscar e vero tempio del cinema "made in USA", ha avviato la rinascita del quartiere nel nuovo millennio che ora sta rapidamente recuperando il mito che si era appannato. Il Kodak Theatre, infatt, è stato costruito accanto al cinema storico del quartiere: il Chinese Theatre, sede da sempre delle anteprime più cool di Hollywood e famoso per aver sostituito le mattonelle del suo piazzale antistante l'ingresso con delle lastre di cemento sulle quale è stato concesso agli attori più importanti di Hollywood di lasciare la propria impronta. Fra quelli più recenti c'è il trio di Harry Potter e Johnny Deep. Il posto è davvero scoppiettante e spettacolare: ad ogni angolo si possono trovare improbabili attori vestiti da Jack Sparrow, Michael Jackson (ne ho visti 3 addirittura), Dart Fener, Spiderman e molti altri, disponibili per qualche spicciolo a fare le foto con i passanti. Subito dopo ci sono ragazzi di gruppi rock che suonano sul marciapiede e, addirittura, ho visto anche un coro gospel!

Non potevo naturalmente non sperimentare il Chinese che, ormai, è diventato un multisala con tutte le migliori tecnologie disponibili: THX, occhiali 3D e D-Box: un fantastico sistema che trasforma la poltrona del cinema in una sorta di simulatore rispondendo alle esplosioni o a movimenti repentini e improvvisi della camera con vibrazioni ed ondulazioni sincronizzate. Assolutamente spettacolare! Peccato solo per il film che mi ha accompagnato in questo tempio della tecnologia, assolutamente orribile. Meno male che mi sono divertito fra esplosioni e oggetti che sembravano schiantarsi addosso. Non è bastato però tutto questo bel contorno per farmi abbagliare sulla portata principale, cioè il film vero e proprio: The Final Destination.

La fantasia dei produttori Hollywoodiani è piuttosto limitata ormai da anni. La risposta, inizialmente, è stata la strada dei remake, che riprendevano classici del passato, riaggiornandoli ai tempi moderni. Se avevano successo, a quel punto non restava che riutilizzare la stessa idea in montagne di sequel, fino a spremere ogni franchise possibile... Naturalmente prima o poi questi cicli si chiudono e allora ecco la nuova idea: il reboot. Si riprendono film piuttosto recenti (di solito usciti non più di una decina di anni fa) che, non potendo più essere sfruttati per dei seguita, vengono "riavviati" da capo, sperando che diano il via ad una nuova serie di sequel e così via all'infinito...
Naturalmente per un grande reboot (vedi la saga di Batman Begins), ce ne sono miriadi davvero deludenti e fra questi non può che finire The Final Destination. Il primo film, più che onesto, è di appena 9 anni fa ed aveva già avuto ben 2 sequel. Per questo numero hanno deciso di ripartire da capo e aggiungere il 3D. Devo dire che a me il primo film non era dispiaciuto, ma questo è davvero ridicolo... non c'è niente del pathos e della sorpresa che si osservavano nella pellicola del 2000, ma solo una sequela di assurde morti tra l'altro assolutamente scontate (e davvero ridicole), nella totale assenza di un minimo di trama. La cosa incredibile è che ha fatto il record di incassi e anche in sala, vedevo che erano tutti entusiasti! Mah! Meno male che mi sono divertito a sperimentare il meglio della nuova tecnologia... però quanti sbadigli. Insomma, la conclusione è che ci voglio tornare di sicuro, ma con un film almeno un minimo più decente.

Nel frattempo non vedo l'ora di provare l'IMAX 3D che si trova all'Universal City e penso rappresenti un'altra esperienza imperdibile!!! Chissà che non riesca a farla già questo weekend!


The Final Destination

Regia: David R. Ellis.

Cast: Phil Austin, Martha Twombly, Brendan Aguillard, Cecile Monteyne, Bobby Campo

Durata: 81 minuti

Voto: 1,5/5


martedì 19 maggio 2009

Angels and Demons


Stagione di forti blockbuster, questa di maggio. Dopo il reboot della saga di Star Trek e in (spasmodica!) attesa del nuovo capitolo di Harry Potter, la settimana scorsa è uscito in contemporanea mondiale Angeli e Demoni, atteso sequel de Il Codice Da Vinci.
Per prima cosa devo dire che, anche in questo caso, il film è davvero ben fatto: azione, effetti speciali ed una storia sicuramente interessante, che tiene incollati gli spettatori fino al termine... Insomma, tutti gli elementi dell'ottimo blockbuster che, in questo caso, ha anche un valore aggiunto essendo largamente ambientato nella nostra meravigliosa capitale.

Il problema, però, viene proprio con il raffronto fra il testo originale, a mio avviso la migliore opera di Dan Brawn (scrittore bravino, ma assolutamente sopravvalutato!), e la sceneggiatura del film. A differenza che nella trasposizione del Codice, infatti, qui la storia è stata largamente riscritta con stravolgimenti anche piuttosto evidenti: il camerlengo (perfetto Ewan McGregor in questa parte), in particolare, risulta molto diverso da come descritto nel libro. Questo dà particolarmente noia, considerando che si è deciso di "far passare meglio" il Vaticano nel film, rispetto a quanto succedeva nel libro. Probabilmente la Columbia questa volta si è messa al riparo dalle polemiche che avevano contraddistinto il primo film, ma ha in effetti tradito una storia che era davvero migliore nel libro originale!

Una nota finale sulla meravigliosa colonna sonora di Hans Zimmer (ne avevo già parlato qui), che, per l'ennesima volta, si conferma il miglior compositore attuale di Hollywood, vero erede di John Williams (anche se con stile molto diverso).

Insomma, anche questa volta non mi sento proprio di non consigliare il film a tutti, ma, soprattutto, di leggere il libro, davvero un bel thriller.


Angeli e Demoni
(Angels & Demons)

Regia: Ron Howard
Cast: Tom Hanks, Ewan McGregor, Ayelet Zurer, Stellan Skarsgård, Pierfrancesco Favino

Durata: 138 minuti

Voto: 3,5/5

lunedì 11 maggio 2009

Star Trek



Atteso per anni, temuto dai fan di vecchia data, è finalmente uscito il nuovo film di Star Trek ed in effetti non è proprio passato inosservato. Premettiamo due punti chiave:

1) E' un gran bel film!

2) NON E' lo Star Trek che abbiamo visto fino ad oggi!

Ho amato moltissimo Star Trek degli anni '90 (o meglio, del ventennio '87-'07): ottime serie tv (tng, ds9 e voyager) si sono succedute con moltissimi episodi di altissima qualità. Più alterni sono stati i film del decennio, ma non si può dire che non abbia fatto la storia della tv moderna.
Purtroppo, con l'inizio del nuovo millennio, il duo B&B (Berman e Braga), che aveva saldamente retto il timone del franchise dopo la morte di Roddenberry (1993) decise di tentare la via del prequel, già seguita con successo da Star Wars, e nacque Enterprise. Quella che doveva essere la serie per eccellenza dedicata ai fan, si è rivelata la più deludente di sempre: partita con una serie di punti promettenti, ben presto giunsero molti episodi deludenti, che portarono a un netto calo degli ascolti dovuto anche alla delusione nello zoccolo duro dei fan. Il destino della saga era ormai segnato: nel frattempo era nata la CBS-Paramount e quest'ultima perse il controllo dello Star Trek televisivo. La nuova dirigenza non credeva assolutamente in questo franchise e, nonostante Enterprise si fosse nettamente ripresa con una quarta stagione davvero stellare (grazie al lavoro di Manny Coto, subentrato al duo B&B), venne decisa la sua chiusura e, per la prima volta dal 1987, nel 2006 non c'erano serie di Star Trek in corso.
Molti avrebbero scommesso che il franchise era morto, CBS compresa, ma non i capi della Paramount. Nonostante il pessimo film del 2002 (Nemesis, forse il peggiore di sempre della saga), si decise di produrre un nuovo film, che riavviasse completamente il franchise. La scelta è caduta su J.J. Abrams, che ha davvero realizzato ottime cose negli ultimi anni, da Lost, a Cloverfield, a Fringe (di cui si parla un gran bene e non vedo l'ora di vederla) e, anche stavolta, non ha deluso. Il suo approccio è stato a dir poco manicheo: con la scusa di passare in una timeline alternativa, gran parte dei personaggi sono stati stravolti e riadattati. Molto spesso sembra di essere più nell'universo di Star Wars, che in quello di Star Trek (scazzottate e duelli all'arma bianca compresi), ma la storia è davvero ottima, il film è pieno di ritmo e davvero divertente da seguire. Le scelte degli attori sono state davvero buone (un plauso particolare va dato allo Spock di Zachary Quinto, Sylar di Heroes). Anche gli effetti speciali e la colonna sonora sono davvero ottimi. Insomma, Star Trek è davvero un film di fantascienza spettacolare come non se vedeva da tempo.
Naturalmente noi tutti fan abbiamo storto il naso di fronte ad un simile stravolgimento, ma è inutile mettersi a lutto. Il successo mondiale che sta avendo questo film garantisce sicuramente l'avvio di una nuova saga cinematografica e presto, ne sono sicuro, anche i capoccia della CBS si decideranno a partire con una nuova serie. Ormai lo Star Trek classico fa parte del passato, ma un nuovo Star Trek è appena cominciato e sono sicuro che ci riserverà tante soddisfazioni!!!

Star Trek - Il futuro ha inizio (n.d.r.: Solito idiota sottotitolo italiano. Ma quando la smetteranno?)
(Star Trek)

Regia: J.J. Abrams

Cast: Chris Pine, Zachary Quinto, Eric Bana, Simon Pegg, Winona Ryder Zoe Saldana, Karl Urban, John Cho, Bruce Greenwood, Ben Cross, Anton Yelchin, Leonard Nimoy, Greg Ellis, Chris Hemsworth, Jennifer Morrison, Clifton Collins Jr., Jimmy Bennett, Rachel Nichols

Durata: 127 minuti

Voto: 4,5/5

sabato 4 aprile 2009

Snow in Mexico?

Sapete bene, ormai, come negli ultimi tempi mi sia piuttosto appassionato di indie-rock. Naturalmente esiste un ottimo sito web di appassionati (www.indie-rock.it) che non manca mai di recensire gruppi nuovi ed emergenti. Proprio ieri, dalla lettura del feed del sito, mi sono imbattuto negli Snow in Mexico, un nuovo gruppo italiano dalle sonorità molto interessanti. La recensione la trovate qui, ma la cosa più bella (ed encomiabile) è che, per farsi pubblicità, hanno pubblicato il loro primo EP sul proprio sito web (http://www.snowinmexico.com/) in maniera del tutto gratuita. Un'occasione da non lasciarsi scappare, vista l'ottima qualità dei brani. Buon ascolto ai lettori e un plauso al nuovo gruppo! Bravi ragazzi! Continuate così!

giovedì 19 marzo 2009

The Killers in Milan: Now I'm Human and Dancer

 
Nonostante il periodo di attività intensa per la tesi, mi sono concesso due giorni di svago a Milano, con l'occasione di assistere al concerto dei Killers di ieri sera al DutchForum. Girare per Milano è sempre bello e devo ammettere che la città mi sta piacendo sempre di più ogni volta che ci torno: stavolta ho visitato la Pinacoteca di Brera e, con la splendida compagnia di Francesca, ho scoperto i Navigli, davvero piacevoli in queste soleggiate giornate di Marzo. Insomma, più passa il tempo, più mi convinco che Milano sia una città da assaporare e scoprire con calma. In questo modo se ne apprezza davvero ogni angolo!
Torniamo al lato musicale del viaggetto: i Killers mi hanno davvero appassionato negli ultimi mesi e ieri sera ci hanno regalato un live coinvolgente ed emozionante, degno del loro ottimo lavoro nei primi 4 dischi! Canzoni da cantare (anche senza conoscere a memoria il testo!) e da ballare a tutta! Non vedo l'ora di poter vedere un loro nuovo concerto (quello di Roma di luglio, in effetti, è molto allettante, visto che sarà con i White Lies e Franz Ferdinand)!
Per chi volesse leggere un interessante servizio di presentazione del concerto, rimando a questo articolo de La Stampa. La scaletta, invece, è tratta da mtv.it:
The Killers - Live in Milan, 17 Marzo 2009 (SETLIST)
Human
This Is Your Life
Somebody Told Me
For Reasons Unknown
I Can't Stay
Joy Ride
Bling (Confession Of A King)
Shadowplay
Tranquilize
Spaceman
Smile Like You Mean It
A Dustland Fairytale
Sam's Town
Read My Mind
Mr. Brightside
All These Things That I've Done

Bones
The World We Live In
Jenny Was A Friend Of Mine
When You Were Young


In conclusione, come sempre, vi lascio ad una recensione interessante trovata on-line. Per l'occasione (Federico sarà contento!) ne ho scelta una più tecnica tratta da un sito che consiglio a tutti gli appassionati del genere, indie-rock.it:

Era dal febbraio del 2005 che non vedevo dal vivo i Killers. Di quella data al Rolling Stone molti parlarono male, mentre a me non dispiacque. Certo, da un gruppo così celebrato e che aveva pubblicato un ottimo esordio ci si aspettava altro, soprattutto un concerto un po' più lungo dei 50 minuti totali (pause comprese) che era durato quella volta, nonché un minimo di capacità di coinvolgimento del pubblico, ma tecnicamente i quattro avevano fatto il proprio dovere quella sera. A 4 anni di distanza, in un Forum forse mai così pieno, la band di Las Vegas ha mostrato un'innegabile crescita sotto tutti i punti di vista, ed ha offerto una performance di ottimo livello.

Per carità, niente che entrerà nella storia della musica, intanto per 'colpa' di una 'Smile Like You Mean It' suonata senza nerbo, e di qualche altra lieve sbavatura qua e là, e poi perché effettivamente il suono è sembrato più patinato che davvero caldo, più rivolto all’intrattenimento di massa che non a dare emozioni profonde. Del resto, però, è lo stesso percorso del gruppo ad avere queste caratteristiche: fin dalla seconda prova, 'Sam’s Town', la ricerca di un certo tipo di pomposità 'piaciona' è stata una prerogativa della proposta dei Killers, e proprio per questo, sempre rimanendo nella mia sfera personale, non avevo mai incluso i loro dischi nelle mie top 10 annuali. Al gruppo non era mai mancata, però, la capacità di trascinare l’ascoltatore ad appassionarsi alle proprie canzoni, a viverle in modo molto coinvolto, quasi a partecipare ad esse; così è stato anche in questo concerto, dove non c’è stato soltanto intrattenimento, ma partecipazione da parte del pubblico molto sentita, e se è difficile parlare di vere e proprie emozioni legate a questo live, beh, le sensazioni provate sono state comunque intense.

Stendiamo un velo pietoso sul gruppo spalla, i Louis XIV, altrimenti mi vedrei costretto a passare agli insulti; dirò solo che sono stati senz’altro uno dei 3-4 gruppi peggiori che abbia mai visto dal vivo. Con un lieve ritardo rispetto all’orario annunciato, Brandon Flowers e soci salgono sul palco, e avendo ormai nel proprio repertorio un buon numero di hit, possono subito spararne due senza correre il rischio di non avere poi altri assi da giocarsi. Ecco allora che si comincia con 'Human', ed a stretto giro di posta arriva 'Somebody Told Me', con la folla che, naturalmente, è già carica a mille. Il quartetto è accompagnato da un quinto polistrumentista; Brandon Flowers suona la sua tastiera in modo molto sporadico e si concentra invece sul proprio ruolo di frontman, cantando sempre con buona qualità e tenendo perfettamente dalla prima all’ultima nota per tutta l’ora e mezza di show senza mai una minima esitazione, muovendosi con un buon carisma sul palco e non facendosi mancare, soprattutto all’inizio, siparietti con il pubblico; per quanto riguarda gli altri, il batterista Ronnie Vannucci aveva già mostrato di essere bravo 4 anni fa e stasera dà una conferma della propria abilità, mentre colpisce positivamente la crescita del chitarrista David Keuning e del bassista Mark Stoemer, che suonano per tutto il tempo con la giusta intensità ed in grande scioltezza.

La setlist è abbastanza equilibrata fra tutto il repertorio del gruppo: non mancano nemmeno un paio di estratti da 'Sawdust', ovvero la cover di 'Shadowplay' dei Joy Division (con le immagini del film 'Control' che scorrono sul megaschermo alle spalle della band) e 'Tranquilize', mentre, per il resto, l’ultima fatica 'Day & Age' è ovviamente un pochino privilegiata rispetto ai due dischi precedenti, ma nemmeno più di tanto. L’impressione che si trae da questo live è che l’album con il quale i Killers sono più a proprio agio sia 'Sam’s Town': la resa delle canzoni tratte da esso è superiore alle altre perché semplicemente vengono tute eseguite con grande voglia e padronanza, e le varie 'For Reasons Unknown', 'Bling (Confessions Of A King)', l’acclamatissima 'Read My Mind' e la piano version proprio di 'Sam’s Town' sono i punti più alti della serata, a livello sia tecnico che emotivo; vicine ad esse sono arrivate 'Mr. Brightside', 'Spaceman' e 'A Dustland Fairytale'.

E’ un trionfo, la gente canta ed applaude molto rumorosamente fino all’ultima canzone 'When You Were Young', scelta perfetta per il finale. Se fossi teenager sarebbe stato il concerto della mia vita, ma anche adesso che non lo sono più da 15 anni ed ho visto un buon numero di concerti, sono tornato a casa molto soddisfatto.

Stefano Bartolotta

lunedì 9 febbraio 2009

Revolutionary Road


E' da un po' che non vi riporto qualche recensione cinematografica. Questa, in realtà, è molto breve, visto che è presa dal mio commento su Flixster ad un film visto recentemente: Revolutionary Road.


Un film che fa riflettere e pensare! Cos'è la felicità? Come ci si può sentire pienamente realizzati? Queste domande, che Sam Mendes si era già posto ai giorni nostri in American Beauty, diventano forse ancora più incalzanti e difficili da sopportare in un'epoca, come quella degli anni '50 americani, piena di ricchezza, ma anche di conformismo e omologazione (incredibilmente ben più di oggi). Grandissimo il cast e bellissime le scene ambientate in una New York irriconoscibile piena di funzionari (uomini) e segretarie (donne), rigorosamente tutti vestiti allo stesso modo e divisi nella società in base al sesso. Non ve lo perdete. E' davvero triste, ma un ottimo film!


Revolutionary Road


Regia: Sam Mendes

Cast: Kate Winslet, Leonardo DiCaprio, Kathryn Hahn, David Harbour, Ryan Simpkins, Ty Simpkins, Zoe Kazan, Kathy Bates, Richard Easton, Michael Shannon


Durata: 119 minuti


Voto: 4/5

giovedì 11 dicembre 2008

Un assaggio autunnale

Come ogni autunno, nel periodo fra ottobre e dicembre, escono una marea di dischi, film, libri, tutti con l'obiettivo di diventare "regalini" per il Natale successivo. E' andata così anche quest'anno e, nel giro di alcune settimane, mi sono ritrovato quasi una decina di uscite imperdibili dei miei artisti preferiti e alcune novità davvero interessanti. Visto che il tempo è sempre così poco (e ne approfitto per scusarmi dei davvero scarsi aggiornamenti delle ultime settimane!), ho pensato che, invece di una serie di recensioni che chissà quando avrei concluso, vi potevo fare una veloce carrellata, con le mie opinioni "a caldo" dopo alcuni ascolti. Quindi eccoci qua:

Coldplay - Prospekt's March
I Coldplay colpiscono ancora, con questo "addendum" all'album Viva la Vida, che ha avuto così tanto successo. Questo EP, la cui copertina presenta ancora una volta un dipinto di Delacroix, è composto da 8 tracce, di cui ben 3 sono versioni b-side dell'album principale: Life in Technicolor II, Lovers in Japan e Lost +. Le prime due sono strepitose (anche se le differenze tra Lovers vecchia e nuova sono davvero minime), mentre Lost+ è quantomeno stravagante, visto che unisce il canto di Chris Martin al rap di Jay-Z. Fra le altre tracce sono molto belle Glass of Water e Rainy Day (assolutamente sperimentale). Insomma, un regalo a tutti noi fan davvero gradito!

Negramaro - San Siro Live
Preannunciato fin dal mitico concerto di Giugno, è finalmente arrivato il cofanetto con CD e DVD. Si vede che è stato realizzato con molta cura, visto che, oltre ai brani live, vi sono ben 2 brani nuovi, Meraviglioso e Blucobalto, e 2 riarrangiamenti realizzati appositamente per il concerto: la Finestra, con Mattafix (che, lo so, piace solo a me!), e Solo per Te. Assolutamente meravigliosi gli 8 minuti della bonus track finale: Blucobalto in versione acustica!

Tiziano Ferro - Alla Mia Età
L'ultimo album di Tiziano Ferro è davvero bellissimo e segna il suo ingresso nel novero dei cantanti "big" della canzone italiana. So che molti di voi sorrideranno, ma le sue collaborazioni (reciproche) con Battiato, Fossati e Mannoia sono le prove che nemmeno dai più grandi è più sottostimato e questo dovrebbe convincere anche i più scettici. Se non ci credete provate a sentire l'album. Riesce davvero a trasmettere emozioni: amore e sentimenti emergono dalle canzoni, con il solito stile inconfondibile di Tiziano. Particolarmente belle sono Alla Mia Età, Indietro, La Paura non Esiste, Il Regalo più grande e La Traversata dell'Estate. Quest'ultima potrebbe diventare davvero il tormentone dell'estate (ma anche Indietro, in effetti lo potrebbe diventare!). Grande Tizzi!

Enya - And Winter Came
Il nuovo album di Enya segue molto da vicino il suo precedente lavoro, Amarantine, e devo ammettere, che mi dispiace un po'! La musica di Enya è sempre bella da sentire, ma siamo ben lontani dalle atmosfere bellissime che regalava A Day Without Rain, album del 2001. Qui l'inverno è fin troppo presente e mancano quei brani allegri che, almeno a me, piacciono così tanto. Il brano più interessante, comunque, è Trains and Winter Rains. Aspettiamo il prossimo!



Franco Battiato - Fleurs 2

Il nuovo album di Battiato ci regala, nel suo singolo inedito, Tutto l'Universo Obbedisce all'Amore, uno dei migliori brani degli ultimi anni, davvero meraviglioso (ne avevo già parlato qui). Il resto dell'album, nello stile degli altri Fleurs, presente delle cover fortemente personalizzate dal maestro. A me è piaciuta particolarmente Il Carmelo di Echt. Per Battiato, comunque, sono necessari molti ascolti per avere un'idea chiara dell'album. Non mancherò in queste feste!

Killers, Keane e Travis



Negli ultimi mesi sono usciti 3 album davvero imperdibili. Mentre sia i Keane, che i Travis, li conoscevo da tempo, i Killers sono stati una vera scoperta! Ho sentito in tempi non sospetti (fine ottobre!) Human in radio e, da lì, sono risalito alla loro breve, ma davvero promettente, discografia. Anche se sono originari di Las Vegas, Nevada, si inseriscono nel solco della grande tradizione inglese dell'indie rock, che sto indagando con sempre maggiore interesse negli ultimi mesi. Sono tutti album da ascoltare (sopratutto Sawdust!).
In realtà sia per i Keane che, soprattutto, per i Travis, questi album rappresentano veri punti di svolta, con un'evoluzione marcata nelle rispettive sonorità. Particolarmente belle sono le due title track: per i Keane, Perfect Symmetry e per i Travis, J.Smith. Nell'album dei Travis è davvero imperdibile anche Song to Self, più vicina allo stile classico dei Travis.


Ken Follett - Mondo Senza Fine (voto 4/5)
Anche se non è un disco, approfitto di questo lungo spazio di recensioni, per aggiungere quella del libro che ho appena finito, il seguito de I Pilastri della Terra (che ho letto questa estate, la mia recensione è qui): Il Mondo Senza Fine. Come dice Ken Follett nella prefazione, era difficile dare un seguito alla storia precedentemente narrata e, infatti, questo non è propriamente un seguito: siamo a due secoli dai fatti narrati nei Pilastri, nella stessa città, ma con nuovi problemi e tutta una serie di nuovi protagonisti, buoni e cattivi che, ancora volta, sono seguiti nell'arco di una vita, da bambini, fino alla vecchiaia. Motore degli eventi, questa volta, è l'arrivo della Peste Nera che, a partire dal suo arrivo in Europa, nel 1348, si propagò micidialmente ovunque, arrivando ad uccidere 1 persona su 5! I nostri protagonisti subiranno lo sconforto e tutte le tragedie legate a tale flagello, ma, grazie alla loro determinazione, al venir meno di ogni speranza nei metodi tradizionali, risponderanno, di fatto, con la nascita della medicina moderna.
Benchè sia scritto benissimo, come al solito con Follett, il libro non è certamente all'altezza del primo volume, ma riesce comunque a regalare una trama costruita come un mosaico, dove davvero pochi pezzi sembrano fuori posto. Da leggere di sicuro per tutti quelli che hanno apprezzato i Pilastri della Terra.

Uhm. Credo di aver finito, che dite? E io che pensavo di essere più breve a scrivere delle minirecensioni, eh, eh!

giovedì 4 dicembre 2008

Pensieri Blu Cobalto

I miei primissimi post su questo blog, risalgono proprio ai giorni intorno il mitico concerto di San Siro, che, come ho già avuto modo di scrivere, è stato un'esperienza bellissima. Sono passati circa 6 mesi ed ecco che i Negramaro ci hanno regalato una nuova serie di date, tra cui anche Firenze. Naturalmente, nonostante la loro musica sia così bella, il rischio di risultare una semplice ripetizione degli ultimi concerti era molto alto. Noi, da buoni fan, abbiamo deciso di andare lo stesso e siamo stati davvero premiati. Eccoci poco prima dell'inizio:


Il concerto inizia con Senza Fiato, una canzone bellissima, che non era mai stata eseguita live. In seguito si sono sentiti i due nuovi brani - Meraviglioso e Blu Cobalto (quest'ultima davvero bella!) - oltre che tutti i loro grandi successi per oltre 2 ore di concerto. C'è stato pure il tempo per intonare qualche nota di With or Without You, degli U2 e di ballare una versione veramente disco di Nuvole e Lenzuola. Insomma, sono sempre grandi e ci regalano sempre serate bellissime.
Durante il concerto Giuliano ha detto più volte che sarebbero mancati a lungo, il che può significare solo che sono pronti a iniziare a preparare il nuovo album. Visti i 2 recenti inediti, c'è solo da sperare bene. Li attenderemo, per mettere di nuovo Via le Mani dagli Occhi. Nel frattempo potremo riascoltarli, tra mille pensieri Blu Cobalto!

Vi lascio con un piccolo filmato della Finestra, fatto dal sottoscritto:


E, naturalmente, con una recensione del concerto. Purtroppo a Firenze sembra che nessuno abbia scritto un'articolo, quindi vi lascio alla recensione (accorciata) del loro recente concerto ad Acireale (qui), che si è tenuto qualche giorno fa con la stessa scaletta:

Giuliano Sangiorgi era un po’ appesantito, questo bisogna ammetterlo. Maglia nera, pantaloni dello stesso colore ed anfibi scuri anch’essi, quando alzava le braccia e saltava, mostrava al pubblico una discreta pancetta, pure lievemente pelosa.
Nonostante la fisicità non proprio scultorea del frontman, i Negramaro hanno riempito mercoledì sera il palasport di Acireale, facendo cantare e ballare migliaia e migliaia di persone.

...
Quando si spengono le luci, sono passate da poco le 21.30 e alcuni teloni bianchi nascondono il gruppo, che parte con le note di Senza fiato, tra lo stupore di chi quel pezzo proprio non se lo aspettava.
Finita la canzone, alzatosi anche il candido sipario, è il delirio.
La distrazione, Mentre tutto scorre, Un passo indietro, L’immenso, La finestra, Neanche il mare, Giuliano poi sta male, Parlami d’amore vengono sciorinate quasi senza interruzioni, eccezion fatta per le brevi presentazioni del vocalist, che è riuscito ad accattivarsi tutto il pubblico grazie all’energia che riusciva a trasmettere. Saltava da una parte all’altra del palco, e lo seguivano Emanuele Spedicato ed Ermanno Carlà, rispettivamente chitarre e basso, le cui performance sono state ottime ed incisive.
Spazio alla musica senza parole, al puro piacere della melodia e del suono da ascoltare soltanto, in assenza di una voce che lo accompagni.
Quasi a metà concerto, Giuliano ha preso il microfono e ha raccontato la storia della canzone che avrebbe di lì a poco eseguito.
«Quando è stata scritta, era il 1968 e non erano anni facili. Nemmeno questi lo sono e, pur sapendo che sta andando un po’ tutto a merda, vogliamo che questo pezzo sia un augurio».
Ed era Meraviglioso, cover di Domenico Modugno. Poi, nell’ordine, L’immensità, Solo3min, E ruberò per te la luna, un breve spezzone, al pianoforte, di With or without you, degli U2.
L’attesissima Quel posto che non c’è, a dirla tutta, perdeva qualcosa nell’esecuzione affidata unicamente al pianoforte e alla voce di Giuliano, ed è risultata meno vivace di quanto ci si aspettasse.
A seguire, Solo per te, Nuvole e lenzuola, Tu ricordati di me, alla quale ha fatto eco un tributo a De André, con qualche verso de La guerra di Piero, contro tutte le guerre.
Dopo una pausa, che sudati com’erano c’era il rischio che i Negramaro si sciogliessero in scena, è stato il momento di Blu cobalto, un inedito che, a quanto pare, è stato eseguito per la prima volta dal vivo per il pubblico di Acireale.
Erano le 23.15, il popolo del palazzetto sembrava non sentire la fatica, anche se le voci cominciavano a mancare.
Cade la pioggia, e le luci si spengono.
I fan urlano, li chiamano indietro, reclamano Estate, la intonano, poiché non era stata ancora eseguita e il concerto non si poteva chiudere senza Estate!
Appena i riflettori s'illuminano un'altra volta, Giuliano corre al centro della scena, agguanta il microfono, ignora la richiesta e comincia a dire che "sì, vai via. Senza di me, tu vai via". Via le mani dagli occhi: secondo i Negramaro il concerto non si poteva chiudere senza Via le mani dagli occhi.
Giuliano scende dal palco, corre tra il pubblico. Stringe mani, sorride, abbraccia i suoi fan e li ringrazia, più e più volte. Torna sulla scena, presenta i Negramaro delle retrovie, quelli che non sono nemmeno tanto noti, senza i quali, però, il loro fenomeno non sarebbe esistito.
Quando si girano e si rifugiano nel backstage, le luci del palasport si accendono e un tecnico porta via il microfono, ancora attaccato all’asta.

...

mercoledì 26 novembre 2008

Crepuscolo


Ieri sera, trascinato dalle mie amiche fanatiche da tempo del "bel vampiro" Edward e, lo ammetto, piuttosto incuriosito dal nuovo fenomeno letterario che, si dice, abbia scalzato Harry Potter nel cuore dei (delle?) teenager di tutto il mondo, sono andato a vedere Twilight, il film tratto dal primo capitolo della quadrilogia della Mayer.

Molto spesso i film che si propongono di essere fedelissimi al libro da cui sono tratti, finiscono per deludere sia i fan dell'opera letteraria, in quanto la fedeltà totale è impossibile, sia coloro che vanno al cinema senza sapere nulla della storia, che inevitabilmente non possono godere appieno delle vicende rappresentate. Vi sono state felici eccezioni, come il Signore degli Anelli, capolavoro del cinema fantasy moderno, che comunque presentava lo stesso alcuni punti oscuri, soprattutto nel secondo capitolo, o saghe come quella di Harry Potter, nettamente inferiori ai libri da cui sono tratti, ma certamente costituite da film ben fatti.

La mia situazione, in questo caso, era proprio quella di uno spettatore ignaro (più o meno...) della storia che andava a vedere e penso di essere incappato proprio nel caso sopra descritto: si vede che la struttura della storia è interessante e ben costruita, ma la sceneggiatura, che punta volutamente verso i caratteri più teenager e smielati, finisce per lasciare interdetto tutto il che non ha 14 anni!

Il film narra la storia d'amore fra Isabella (Bella) ed Edward. La prima è una ragazza semplice che si è appena trasferita dal padre nella cittadina di Forks, nel piovoso e nebbioso stato di Washington e deve scontrarsi con tutti i problemi di ambientamento nella nuova scuola, mentre il secondo è un vampiro (!). I due si innamorano a prima vista (o odore?) e, in questo primo capitolo, vediamo come riescono a superare mille problemi per coronare il loro sogno di poter mettersi insieme, come una qualunque coppia di teenager della loro età avrebbe il diritto di poter fare.

Nonostante un'ottima fotografia e una scelta degli attori davvero azzeccata (ottimi soprattutto il padre di Bella e Alice, la sorella di Edward), il film arranca proprio per la parte che la Hardwicke dovrebbe conoscere meglio: la storia d'amore fra i ragazzi. Visto che si è deciso di rendere quest'ultima preponderante, come già, a quanto mi è stato detto, avveniva nel libro, trascurando la componente prettamente d'azione, questo è un problema davvero grosso. Proprio nei momenti assieme i due protagonisti risultano inespressivi, assolutamente irrealistici e quasi parodistici. Non nego che in sala in diversi (fan sfegatati del libro compresi) hanno intravisto in alcune scene atteggiamenti più da Scary Movie, che da film sentimentale. La scena nella radura, a quanto mi è stato detto, una delle più toccanti del libro, è assolutamente ridicola!

Il giudizio sul film, dunque, risulta inficiato da queste grave pecche che, compresi alcuni buchi nella trama, lo rendono davvero un adattamento quantomeno deludente, anche se assolutamente non scadente. Questo è un vero peccato, perché la storia è interessante e sono convinto che gli sviluppi nei capitoli successivi potranno dare sicuramente film migliori.

A questo punto non resta che aspettare il sequel, che dovrebbe uscire tra un paio d'anni e, nel frattempo, leggermi tutta la saga, in modo da poter vedere di persona il "materiale di partenza" di questo adattamento.

Come sempre vi rimando ad un paio di recensioni. Una, consigliatami da Fidem (e riferita al libro), davvero esilarante, anche se piuttosto decisa sulla stroncatura totale (qui) ed una, invece, davvero entusiasta (qui). Personalmente vi consiglio di non perdervi la prima: viva gli gnokki!
E voi, invece, cosa ne pensate? Votate nel nuovo sondaggio che ho aperto proprio oggi.

Vi lascio, infine, con la frase più esplicativa tratta dal libro (qui Alby direbbe "Bamma Bia!"):


Di tre cose ero del tutto certa.
Primo, Edward era un vampiro.
Secondo, una parte di lui - chissà quale e quanto importante - aveva sete del mio sangue.
Terzo, ero totalmente, incondizionatamente innamorata di lui.


Twilight

Regia: Catherine Hardwicke

Cast: Kristen Stewart, Robert Pattinson, Taylor Lautner, Billy Burke, Peter Facinelli
Durata: 120 min

Voto: 3/5

giovedì 30 ottobre 2008

Numeri Primi e Solitudine


Finalmente ho letto anch'io il caso editoriale degli ultimi mesi: La Solitudine dei Numeri Primi, opera prima di Paolo Giordano. Devo ammettere, in effetti, che Elisa mi aveva parlato di questo testo ben prima del mega successo estivo e da subito mi ero incuriosito sulla storia: è possibile che due persone sviluppino un rapporto tra sé come quello tra due numeri primi gemelli, due numeri primi consecutivi divisi solo da un numero pari? Per quanto sentano la vicinanza l'uno dell'altro, non potranno arrivare mai a toccarsi, per la loro stessa natura.
Questa immagine, così scientifica nella sua definizione, ma così piena di malinconica poesia, è davvero bellissima. La storia parte e torna a questo, mostrando le vicende di Alice e Mattia, dalla loro infanzia, nella quale entrambi subiscono un terribile trauma, fino all'età adulta, dove sconteranno tutte le conseguenze di questi eventi. Sono dunque due numeri primi, appunto, sempre vicinissimi, ma mai in grado di toccarsi veramente. Una storia davvero triste, ma così terribilmente reale e viva, grazie ai dettagli della vita di tutti i giorni, raccontati così bene durante lo sviluppo della storia.
Non voglio aggiungere altro per non rovinarvi la lettura del libro che vi consiglio vivamente. Per una volta, infatti, si può dire che non è giunto in testa alle classifiche di vendita per la pubblicità (anche se non è che non si sia vista, questo va detto), ma davvero perché è un ottimo lavoro di uno scrittore esordiente, che merita davvero tutto il successo che ha avuto.


La Solitudine dei Numeri Primi

di Paolo Giordano

2008, Mondadori

Voto: 5/5

martedì 21 ottobre 2008

Wall-E


Premetto che sono da sempre un grandissimo fan della Pixar. Ho amato moltissimo, da piccolo (ma anche adesso, quando capita di rivederli), i Grandi Classici della Disney, da Peter Pan al Re Leone, e sono felicissimo che, alla fine, le due aziende si siano fuse. Sono infatti convinto che la Pixar rappresenti davvero l'unico vero erede nel panorama dell'animazione hollywoodiana, di questa età dell'oro della Disney (chiusa a metà anni novanta). Basta vedere i grandi successi di animazione 3D degli ultimi anni: ormai sono quasi tutti parodie di altri film (fatte benissimo, talvolta, come Shrek). Gli unici che raccontano ancora fiabe vere sono proprio i ragazzi della Pixar e lo fanno in modo intelligente, avendo abbandonato la tipica ingenuità dei Grandi Classici Disney, ma riuscendo sempre a costruire storie davvero splendide. Tutto questo senza mai dimenticare l'importanza del mezzo informatico: la tecnica di animazione utilizzata è sempre all'avanguardia ed ogni film rappresenta una pietra miliare in questo campo.
Insomma, quando sono andato a vedere Wall-E, ieri sera, mi aspettavo un grande film (visto anche che in tutto il resto del mondo è uscito a giugno e, per una volta, non ho letto una sola recensione che non lo giudicasse almeno buono, se non ottimo). Ora che finalmente l'ho potuto vedere di persona, devo dire che avevano assolutamente ragione: questo film è un vero capolavoro e, certamente, può entrare di diritto nell'olimpo dell'animazione.

La storia utilizza molti elementi della Sci-Fi classica: robot che sviluppano una propria personalità, diventando di fatto umani, la distruzione, da parte della razza umana, dell'ecosistema terrestre a causa dalla produzione indiscriminata di rifiuti, la degenerazione del consumismo moderno in una società completamente apatica in cui l'uomo ha perso ogni aspirazione, e, servito in tutto da robot (anche per camminare!), ha accettato semplicemente di sopravvivere. Non mancano anche citazioni più o meno esplicite (su tutte 2001 Odissea nello Spazio), ma tutti questi elementi sono comunque presentati in un cocktail davvero fresco e emozionante.

I robot sono semplicemente splendidi e Wall-E, in particolare (che deve certamente molto a Johnny 5 di Corto Circuito, altro cult della mia infanzia), è uno dei personaggi più dolci e teneri che abbia mai visto in un film. La sua storia d'amore con Eve non è stereotipata e scontata, ma davvero ben costruita. Inoltre, l'introduzione della satira, una vera novità per la Pixar (anche se alcuni elementi erano presenti sia ne Gli Incredibili che in Ratatouille), permette anche a noi, spettatori più grandicelli, di godere appieno di questo film. Come non si possono rivedere gli Stati Uniti attuali, facendo un paragone diretto fra il reale e sempre più imperante Wal-Mart e il marchio B'n'L del film? Quest'ultimo, in questa realtà, è diventato così potente da sostituire ogni tipo di concorrenza (persino il Presidente degli Stati Uniti è lo stesso presidente dell'azienda...) e, di fatto, ogni bisogno dell'uomo viene deciso dal computer centrale della B'n'L (vestiario, cibo, ...).

Insomma un film dalle mille sfaccettature davvero imperdibile che, ancora una volta, conferma la leadership della Pixar nell'animazione 3D. Non resta che sperare che questo stato di grazia, che continua ormai ininterrotto da 15 anni, continui sempre più a lungo e che ne possa trarre beneficio anche la nuova Disney, che si appresta a tornare all'animazione tradizionale (a mio parere altrettanto bella di quella 3D imposta ormai come standard)!

Vorrei aggiungere altre due cose: non perdetevi i titoli di coda, che sono davvero unici (leggete qui) e, se avete (ancora!) voglia di una recensione un po' più tecnica, vi consiglio di leggervi quella di fantascienza.com (qui).


Wall-E
(id.)

Regia: Andrew Stanton
Durata: 97 minuti

Voto: 5/5