Grazie Steve... sei stato un grande...
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giovedì 6 ottobre 2011
Addio Steve
martedì 13 luglio 2010
Che fine faranno i Libri?
Ne avevo parlato recentemente qui, ma questo articolo di oggi de il Fatto Quotidiano, con il quale mi trovo largamente d'accordo, ha la forma di un vero e proprio trattato e non posso non consigliarvene la lettura.
mercoledì 14 aprile 2010
Perchè iPad rivoluzionerà l'editoria
Qualcuno non capiva quando dicevo che sono convinto che iPad rivoluzionerà il mondo dell'editoria, come già l'iPod ha fatto per quello discografico, ma oggi sono più convinto che mai di ciò.
Nel filmato che vi allego qua sotto, un fortunato acquirente di iPad (per ora in vendita solo negli USA) mostra i mille vantaggi che si possono ottenere dall'uso di iPad come lettore di giornali, magazine e fumetti. Semplicemente splendido! Niente più problemi di spazio nelle librerie per le collezioni di riviste e fumetti che diventano solo file archiviati nel proprio pc... troppo comodo! Inoltre non si può non pensare anche al valore ecologico che permetterebbe di risparmiare tantissima carta, essendo i quotidiani ed i magazine, per loro natura, elementi usa e getta. Anche in questo i vantaggi nell'uso della digitalizzazione sono evidenti.
E pensate che in questo video non si nomina nemmeno la possibiltà di leggere e-book, una delle principali caratteristiche dell'iPad. In effetti oggi sembra assolutamente impensabile che i libri possano essere sostituiti dalla carta, ma, vedrete che, una volta che l'iPad (con tutta la solita schiera di cloni a miglior mercato, naturalmente) si sarà affermato sul mercato dei quotidiani e dei magazine, piano piano, verrà sempre più spontaneo cominciare a comprare in formato elettronico i libri blockbuster (tipo Dan Brown, per fare un esempio)... e vedrete che presto anche la maggior parte delle vendite di libri diventerà elettronica. A quel punto la rivoluzione dell'editoria sarà già completata. Ovviamente si continueranno a vendere libri (e io stesso li comprerò sempre, per i titoli a cui sono più legato), ma vedrete che entro 10 anni pochissimi compreranno i giornali e i magazine in edicola (anche perchè gli alti costi faranno migrare al digitale tutti i quotidiani piccoli e le riviste settoriali) e il mercato degli e-book sarà preponderante per i libri. Detto oggi in effetti sembra piuttosto inquietante, ma, a mio parere, questa è la tipica paura di quello che non si conosce. E' infatti indubbio che la digitalizzazione della musica (dovuta in larga parte all'iPod) abbia migliorato notevolmente il mercato discografico (anche se in molti nell'industria continuano a piangere miseria, come se gli enormi volumi di vendite di iTunes e Amazon fossero inesistenti!) e sono ultra-sicuro che succederà lo stesso anche per l'editoria! Staremo a vedere. Intanto posso solo dire: non vedo l'ora che esca iPad anche qui in Europa!!!
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venerdì 2 aprile 2010
Benvenuto iPad
Finalmente domani Apple rilascia l'ultimo oggetto del desiderio: l'iPad. Da parte mia non so quanto potrei utilizzarlo in questo momento della mia vita, ma ciò non toglie che è la più grande innovazione, dopo l'iPhone, nel campo della consumer electronics e, ne sono certo, nel giro di qualche anno rivoluzionerà l'editoria mondiale, così come l'iPod ha rivoluzionato quella discografica. Per ora resterò ad osservare, così come feci con l'iPhone, ma sono certo che prima o poi una di quelle tavolette magiche finirà tra le mie mani!
Il mitico Letterman, ieri sera, ne ha parlato nel suo Late Show. E' stato davvero esilarante (anche se è evidente che non ha la più pallida idea di come funzioni)! Date un'occhiata:
Il mitico Letterman, ieri sera, ne ha parlato nel suo Late Show. E' stato davvero esilarante (anche se è evidente che non ha la più pallida idea di come funzioni)! Date un'occhiata:
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giovedì 19 novembre 2009
Owl City & iPod Gen
La foto sopra, presa direttamente come screenshot dal mio fido iPhone (anche se purtroppo qui negli USA è azzoppato per la mancata possibilità di usare la rete telefonica per la connessione ad internet) mi permette di affrontare in questo post ben 3 diversi argomenti!
Prima di tutto mi fa davvero piacere di parlarvi di questo album che qui negli USA sta davvero spopolando. Si tratta di Ocean Eyes, del debuttante Owl City (aka Adam R. Young), che, con le sue allegre melodie ad elevata influenza elettronica ha fatto un disco senza pretese, ma maledettamente divertente da ascoltare. L'ho provato solo recentemente, ma ve lo consiglio davvero. Qualcosa che porta una ventata di novità, finalmente, anche nell'ambiente pop. Posso aggiungere, in chiusura, che Radio Deejay, ancora una volta, non ha perso un colpo, visto che questa canzone è entrata da un paio di settimane anche nella nostrana 50 Songs (certo, almeno 3 mesi dopo gli USA, ma meglio tardi che mai!).
Gli altri 2 argomenti li affronto invece insieme, visto che sono collegati. Chi possiede un iPhone o un iPod touch avrà certamente notato, come me, una caratteristica dell'interfaccia di riproduzione assolutamente sgradevole (anche chi non lo possiede può capire facilmente il problema guardando lo screenshot sopra riportato): l'artwork della copertina occupa uno spazio davvero grande dello schermo, ma, se si vuole osservare anche la barra di scorrimento con i tempi, questa va a coprirne quasi un terzo, impedendo spesso di avere una visione "d'insieme" della copertina. Naturalmente si può togliere con un solo click, ma a me piace tenerla sempre attiva, per poter avere sempre tutti i comandi a portata di tap, quindi mi devo accontentare di tenerla così la vedete nella foto (e non parliamo di quando è salvato anche il testo della canzone nel file mp3, che viene aggiunto con una casella di testo che ricopre l'intera parte rimanente della schermata: orribile!).
A questo punto, però, osservando lo screenshot preso proprio da Ocean Eyes di Owl City, non potete non aver notato una caratteristica molto particolare: la scritta con autore e titolo dell'album è allineata proprio a questa barra! Non può essere un caso! Anzi, sono assolutamente sicuro che questo sia voluto... e allora, oltre che a ringraziare l'artista dell'artwork, per aver pensato a questo problema (chissà che non sia lo stesso Adam ad aver notato la cosa!), non si può non notare come questo sia un evidente segno dell'iPod generation in cui ci troviamo. Ormai l'iPod (aggiungerei anche meritatamente, tutto sommato!) è diventato lo standard assoluto per la musica digitale e anche eventuali difetti sono ormai noti e gli artisti si danno da fare per superarli... Insomma, non so cosa pensare: sicuramente la cosa è quantomeno impressionante (alcuni probabilmente la sentiranno anche un po' inquietante, come quelli che vedono in Jobs il nuovo Grande Fratello), ma mi ha fatto piacere farvela notare, per far riflettere su questo tema anche voi!
Comunque, iPod o meno, Ocean Eyes è un disco che merita davvero! Maggiori informazioni sull'autore le potete trovare nella sua pagina di Wikipedia. Mi fa piacere di notare come sia un fenomeno tutto nato sul web 2.0, soprattutto tramite myspace: dimostra che in effetti il titolo di questo post e la serie di collegamenti che ho fatto erano quantomeno appropriati!
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mercoledì 18 marzo 2009
Il Più semplice Mac che si possa usare!
Le notizie del tanto atteso firmware 3.0 dell'iPhone, annunciato ieri, ha quasi messo in secondo piano quella della nuova edizione dell'iPod Shuffle, che Apple continua a voler lasciare senza display, a costo di introdurre un complesso sistema di lettura vocale dei titoli dei brani.
Girovagando nel web ho letto di questa parodia davvero spettacolare su melablog: leggete del nuovissimo iMac senza Monitor!
In seguito alle polemiche che hanno animato il lancio del nuovo iPod shuffle per l’estremo minimalismo del dispositivo, i ragazzi di LyricSift hanno realizzato una parodia che ricorda lo stile del video di presentazione del Mactini. Questa volta si tratta dell’‘iMac shuffle, un fantomatico nuovo iMac senza schermo che viene presentato in una pagina che imita alla perfezione lo stile del sito Apple.
Consiglio caldamente di leggere la geniale descrizione delle specifiche scritta con gli stessi toni entusiastici delle descrizioni made in Cupertino. A seguire trovate un passaggio particolarmente divertente.
Chi ha bisogno di tutti quei colori? Abbiamo scritto in un comodo manuale di 72000 pagine tutto quello che c’è da sapere sulla navigazione. Utilizzando solo questi tre pulsanti si può facilmente passare a qualsiasi finestra, avviare qualsiasi applicazione, fare tutto quello che potete immaginare.
domenica 4 gennaio 2009
Auguri, Mac. Benvenuto iPhone!
Nelle mille feste di questi giorni, non ho trovato il tempo di commentarvi il mio agognato regalo di Natale: uno scintillante iPhone 3G 16GB nero che, ormai, mi tiene compagnia da quasi 2 settimane. E' davvero il prodotto splendido che avevo letto e atteso per quasi 2 anni, da quella mitica presentazione di Steve Jobs al Macworld (proprio in questi giorni nel 2007): semplice da usare e pieno di applicazioni utilissime. Avere sempre la rete a portata di mano è qualcosa che cambia radicalmente le abitudini, ve lo garantisco, quasi come passare da un telefono fisso ad un cellulare. Certo, l'importante è non abusare troppo, ma almeno in questi primi giorni dà un senso di libertà così forte! Davvero grandioso!
E a proposito di MacWorld, vi riporto questo interessante articolo di MacCity che ripercorre la storia di Jobs, a 25 anni dal primo Mac e alle porte di una nuova era (l'abbandono del MacWorld da parte di Apple) piena certamente di nuove invenzioni fantastiche, come quelle degli ultimi anni!
Steve Jobs ha tanti pregi ma di certo non è un nostalgico. L'uomo ama guardare al futuro, non parla del passato (soprattutto del suo) e cerca in qualche misura di vivere momento per momento quello che la vita ci porta. La filosofia è ottima e sicuramente pagante, visti i successi che Apple è riuscita a raccogliere a partire dal 1997 quando il suo co-fondatore è tornato sul ponte di comando e ha ripreso le redini di una delle più importanti case mondiali di informatica ed elettronica di consumo. Peccato però per il buon vecchio Mac.Sì, perché - sicuramente ai più appassionati non sarà suffito - quest'anno segna un traguardo simbolicamente importante. Il Mac, anzi il Macintosh compie 25 anni. Un quarto di secolo per il computer che ha saputo rivoluzionare il modo in cui viene concepita l'informatica personale dandole quella forma che, grazie ai copioni di Microsoft, è diventata la norma. Un quarto di secolo e ancora tutta la voglia di andare avanti che Apple sta manifestando da 11 anni a questa parte, dopo il suo "Medio Evo", il suo secolo buio durato 12 anni a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta.Adesso il Macintosh compie un quarto di secolo e volendo guardare indietro pare incredibile il numero di trasformazioni che ha saputo compiere, sempre seguendo lo stesso filo coerente. In queste pagine digitali abbiamo più volte stigmatizzato gli errori di Apple, soprattutto nel periodo in cui alla guida dell'azienda c'erano uomini di valore che però non hanno saputo farla fruttare a dovere. Gli Amelio, gli Sculley e gli altri che hanno visto scivolare tra le dita il patrimonio costruito da Apple nei primi, rocamboleschi anni dell'Apple II, fino al lancio nel 1984 del Macintosh, lo strumento che è costato il posto a Steve Jobs ma che ha consentito alla compagnia di andare avanti per due lustri, primeggiando comunque nel mercato.Spezziamo una lancia a favore del "Medio Evo" di Apple. Ricordiamoci che per molti di noi - tra quelli più "anziani" - la scoperta del Macintosh è avvenuta non sotto l'egida di Steve Jobs ma sotto quella di qualcuno dei suoi epigoni. Chi ha comprato Lc II, Lc III, Performa, Quadra e via dicendo lo ha fatto acquistando in realtà nipoti e nipotini di quel primo Macintosh 128k lanciato nel 1984 grazie agli insegnamenti del mitico Xerox Parc, il laboratorio di Palo Alto dove alcuni tra i migliori scienziati informatici al mondo avevano concepito nei principali dettagli l'interfaccia a finestre, menu e icone e l'utilizzo del mouse inventato da Douglas Engelbart. Ma non è finita.Come si potrebbe pensare di festeggiare i 25 anni del Macintosh senza ricordare anche il suo "padre naturale", cioè Jef Raskin, il padre vero e proprio del Mac, quello che più di ogni altro, Jobs compreso (che allora fantasticava di un super-computer personale chiamato Lisa, dall'avvenire breve e non molto fortunato)? Antonio Dini ne aveva tracciato un profilo nel giorno della sua scomparsa e a quello rinviamo i nostri lettori.Il Macintosh però non è stato solo una intuizione iniziale. Dietro al computer simbolo della casa della Mela c'è molto di più. Ad esempio, una filosofia che Steve Jobs ha saputo concepire e riprendere come se non si fosse mai interrotta, quando è tornato alla guida di Apple. Lui aveva fatto da levatrice al primo Macintosh, un computer "compatto" e trasportabile, dalle incredibili capacità. Una scatoletta potente adatta ai geni della nascente informatica (ah, quanti debiti ha la moderna cultura degli hacker verso Jobs e Steve Wozniak!) che addirittura parlava, e le sue prime parole furono di saluto per Steve Jobs e di avvertimento per il pubblico riunito il 24 gennaio di 25 anni fa in una sala dell'hotel Marriot di San Francisco: non vi fidate di un computer che non potete trasportare.Era una frase densa di riferimenti, una vera e propria dichiarazione d'intenti a favore dell'informatica personale e contro quella dei colossi "Mainframe" soprattutto di Ibm, il vero cattivo di 2001 Odissea nello spazio (provate a cambiare Hal 9000 spostando le lettere del suo nome in avanti di una posizione nell'alfabeto, e ottenete Ibm 9000...). Una dichiarazione accompagnata poi dallo spot storico di Ridley Scott, il regista che era "esploso" con Blade Runner e che firmò lo spot trasmesso solo durante la finale del Super Bowl negli Usa. Quel mitico "1984" in cui si scopre che il 1984 non sarà come il "1984" di George Orwell, perché un alato personaggio femminile, la lanciatrice del martello, scaglierà il suo maglio contro lo schermo che ipnotizza le classi lavoratrici della nascente economia della conoscenza. Quello stesso spot che venne ripreso solo una volta, dallo stesso Steve Jobs, dopo un rapido maquillage di Pixar che ne aveva accorciato un paio di passaggi e inserito digitalmente un iPod alla cintura della ragazza, per festeggiare cinque anni fa i 20 anni del Mac e il successo del suo primo figlioletto, appunto l'iPod.Il Macintosh ha avuto una brillante carriera scientifica (ad oggi è ancora uno dei computer più amati nei laboratori di biologia, chimica e fisica) e una altrettanto fantastica carriera cinematografica e televisiva. A partire dal quarto film per il grande schermo di Star Trek, Rotta verso la terra, nel 1986, in cui il compianto James Doonhan (cioè il signor Scott), inscenava un teatrino niente male cercando di dare ordini al computer di Apple parlando nel mouse, allo scopo di fabbricare quell'alluminio trasparente necessario alla costruzione del serbatoio con cui trasportare le balene megattere nel futuro, il Mac è stato protagonista di centinaia se non migliaia di pellicole. Usato grazie ad una straordinaria capacità del marketing dell'azienda di lavorare gomito a gomito con Hollywood, innovando l'idea stessa di product placement, e grazie anche alla passione che molti registi e sceneggiatori hanno sempre avuto per il "loro" computer (non a caso, i primi software per scrivere specificamente sceneggiature sono apparsi proprio su Mac).Il divorzio di Apple e Steve Jobs, durato 12 anni, è stato un momento particolare nell'evoluzione del piccolo computer della casa con la Mela. Lui è cresciuto un po' selvaggio e sofferente, disperso senza più una figura paterna che lo indirizzasse, mentre Jobs si è "rifatto una famiglia", anzi due. La seconda, Pixar, è stata un successo straordinario e oggi, dopo l'acquisizione da parte della Walt Disney ha fornito agganci e comprensione della filosofia con cui si lavora nel mondo dell'industria culturale di massa a Steve Jobs che vengono sfruttati ampiamente per iTunes store. La prima è stata la NeXT, dove Jobs ha cercato di rifare, anzi di continuare a fare quello che avrebbe voluto con il Macintosh. Il successo di pubblico proprio non c'è stato, ma quelli sono stati anni di maturazione che l'uomo ha saputo sfruttare in maniera costruttiva. E quando è tornato ad Apple, anziché sedersi al suo posto abituale con i soliti commensali, ha creato una inedita famiglia allargata dell'informatica, ibridando la tecnologia più esclusiva - cioè quella di Apple - con il codice di Unix nella sua variante open di Bsd, ovverosia Mac Os X. Una famiglia allargata che ha trovato nel sangue nuovo e nelle vecchie abitudini e nei vecchi pregi la capacità di ibridare e innovare sempre di più.Una leva sostanziale per questo salto di qualità che è il nuovo Mac, nato dopo il ritorno di Steve Jobs, è stata la penna che ne ha disegnate le forme, cioè Jonathan Ive. "Jony", come adesso ama farsi chiamare, è un minimalista più minimalista del re. Cioè di Steve Jobs. E ne ha saputo interpretare in maniera eccellente la filosofia che si rispecchia anche nel nitore e nella semplicità essenziale del suo software. Linee pulite e materiali gradevoli al tatto, niente fronzoli od orpelli. Il Macintosh, sia esso fisso o portatile, risplende della capacità di essere semplice ed essenziale. Vale la pena ricordare qui in conclusione quello che si diceva poco sopra: quando Steve Jobs nel 1997 è tornato ad Apple ha ripreso il filo del discorso esattamente da dove lo aveva lasciato. L'azienda era in crisi, lui ha chiuso tutte le linee di prodotti non essenziali (ad esempio, il Newton) e ha lanciato un nuovo Mac. Anzi, l'iMac: l'evoluzione naturale del Macintosh originario. Con coerenza, e con la capacità ogni volta di migliorare ulteriormente.Adesso che ha 25 anni il Mac è grande: primeggia nei portatili e nei fissi, ha due "figli" (iPod e iPhone) e una vita ancora molto lunga davanti, nonostante tutto il gran parlare che si fa di "cloud computing" (una filosofia assolutamente complementare a quella del Mac) e di media center. Campo quest'ultimo in cui, tra Mac mini e Apple Tv potrebbe forse arrivare quell'ibrido che, dopo 25 anni, rivoluziona anche il modo in cui si guarda la tivù... Beh, non mettiamoci a sognare, soprattutto non prima di un Macworld, il primo in cui Steve Jobs non guida la banda per la prima volta da molti anni. Apple sta cambiando passo ancora una volta, l'azienda della rivoluzione permanente cova e inventa altre genialate come solo lei sa fare, e la vecchia abitudine di emozionarci spingendoci a fantasticare la vigilia del Macworld come se fosse la notte di Natale non è certamente scomparsa.Buon compleanno, caro vecchio Macintosh, e addio Macworld. Il ragazzo è cresciuto e non ha più bisogno del suo "tutore" che lo accompagni ogni anno verso il pubblico. C'è internet e forse ci sarà anche una speciale festa di buon compleanno, tra qualche settimana, per scoprire ancora qualcosa di nuovo...
E a proposito di MacWorld, vi riporto questo interessante articolo di MacCity che ripercorre la storia di Jobs, a 25 anni dal primo Mac e alle porte di una nuova era (l'abbandono del MacWorld da parte di Apple) piena certamente di nuove invenzioni fantastiche, come quelle degli ultimi anni!
Steve Jobs ha tanti pregi ma di certo non è un nostalgico. L'uomo ama guardare al futuro, non parla del passato (soprattutto del suo) e cerca in qualche misura di vivere momento per momento quello che la vita ci porta. La filosofia è ottima e sicuramente pagante, visti i successi che Apple è riuscita a raccogliere a partire dal 1997 quando il suo co-fondatore è tornato sul ponte di comando e ha ripreso le redini di una delle più importanti case mondiali di informatica ed elettronica di consumo. Peccato però per il buon vecchio Mac.Sì, perché - sicuramente ai più appassionati non sarà suffito - quest'anno segna un traguardo simbolicamente importante. Il Mac, anzi il Macintosh compie 25 anni. Un quarto di secolo per il computer che ha saputo rivoluzionare il modo in cui viene concepita l'informatica personale dandole quella forma che, grazie ai copioni di Microsoft, è diventata la norma. Un quarto di secolo e ancora tutta la voglia di andare avanti che Apple sta manifestando da 11 anni a questa parte, dopo il suo "Medio Evo", il suo secolo buio durato 12 anni a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta.Adesso il Macintosh compie un quarto di secolo e volendo guardare indietro pare incredibile il numero di trasformazioni che ha saputo compiere, sempre seguendo lo stesso filo coerente. In queste pagine digitali abbiamo più volte stigmatizzato gli errori di Apple, soprattutto nel periodo in cui alla guida dell'azienda c'erano uomini di valore che però non hanno saputo farla fruttare a dovere. Gli Amelio, gli Sculley e gli altri che hanno visto scivolare tra le dita il patrimonio costruito da Apple nei primi, rocamboleschi anni dell'Apple II, fino al lancio nel 1984 del Macintosh, lo strumento che è costato il posto a Steve Jobs ma che ha consentito alla compagnia di andare avanti per due lustri, primeggiando comunque nel mercato.Spezziamo una lancia a favore del "Medio Evo" di Apple. Ricordiamoci che per molti di noi - tra quelli più "anziani" - la scoperta del Macintosh è avvenuta non sotto l'egida di Steve Jobs ma sotto quella di qualcuno dei suoi epigoni. Chi ha comprato Lc II, Lc III, Performa, Quadra e via dicendo lo ha fatto acquistando in realtà nipoti e nipotini di quel primo Macintosh 128k lanciato nel 1984 grazie agli insegnamenti del mitico Xerox Parc, il laboratorio di Palo Alto dove alcuni tra i migliori scienziati informatici al mondo avevano concepito nei principali dettagli l'interfaccia a finestre, menu e icone e l'utilizzo del mouse inventato da Douglas Engelbart. Ma non è finita.Come si potrebbe pensare di festeggiare i 25 anni del Macintosh senza ricordare anche il suo "padre naturale", cioè Jef Raskin, il padre vero e proprio del Mac, quello che più di ogni altro, Jobs compreso (che allora fantasticava di un super-computer personale chiamato Lisa, dall'avvenire breve e non molto fortunato)? Antonio Dini ne aveva tracciato un profilo nel giorno della sua scomparsa e a quello rinviamo i nostri lettori.Il Macintosh però non è stato solo una intuizione iniziale. Dietro al computer simbolo della casa della Mela c'è molto di più. Ad esempio, una filosofia che Steve Jobs ha saputo concepire e riprendere come se non si fosse mai interrotta, quando è tornato alla guida di Apple. Lui aveva fatto da levatrice al primo Macintosh, un computer "compatto" e trasportabile, dalle incredibili capacità. Una scatoletta potente adatta ai geni della nascente informatica (ah, quanti debiti ha la moderna cultura degli hacker verso Jobs e Steve Wozniak!) che addirittura parlava, e le sue prime parole furono di saluto per Steve Jobs e di avvertimento per il pubblico riunito il 24 gennaio di 25 anni fa in una sala dell'hotel Marriot di San Francisco: non vi fidate di un computer che non potete trasportare.Era una frase densa di riferimenti, una vera e propria dichiarazione d'intenti a favore dell'informatica personale e contro quella dei colossi "Mainframe" soprattutto di Ibm, il vero cattivo di 2001 Odissea nello spazio (provate a cambiare Hal 9000 spostando le lettere del suo nome in avanti di una posizione nell'alfabeto, e ottenete Ibm 9000...). Una dichiarazione accompagnata poi dallo spot storico di Ridley Scott, il regista che era "esploso" con Blade Runner e che firmò lo spot trasmesso solo durante la finale del Super Bowl negli Usa. Quel mitico "1984" in cui si scopre che il 1984 non sarà come il "1984" di George Orwell, perché un alato personaggio femminile, la lanciatrice del martello, scaglierà il suo maglio contro lo schermo che ipnotizza le classi lavoratrici della nascente economia della conoscenza. Quello stesso spot che venne ripreso solo una volta, dallo stesso Steve Jobs, dopo un rapido maquillage di Pixar che ne aveva accorciato un paio di passaggi e inserito digitalmente un iPod alla cintura della ragazza, per festeggiare cinque anni fa i 20 anni del Mac e il successo del suo primo figlioletto, appunto l'iPod.Il Macintosh ha avuto una brillante carriera scientifica (ad oggi è ancora uno dei computer più amati nei laboratori di biologia, chimica e fisica) e una altrettanto fantastica carriera cinematografica e televisiva. A partire dal quarto film per il grande schermo di Star Trek, Rotta verso la terra, nel 1986, in cui il compianto James Doonhan (cioè il signor Scott), inscenava un teatrino niente male cercando di dare ordini al computer di Apple parlando nel mouse, allo scopo di fabbricare quell'alluminio trasparente necessario alla costruzione del serbatoio con cui trasportare le balene megattere nel futuro, il Mac è stato protagonista di centinaia se non migliaia di pellicole. Usato grazie ad una straordinaria capacità del marketing dell'azienda di lavorare gomito a gomito con Hollywood, innovando l'idea stessa di product placement, e grazie anche alla passione che molti registi e sceneggiatori hanno sempre avuto per il "loro" computer (non a caso, i primi software per scrivere specificamente sceneggiature sono apparsi proprio su Mac).Il divorzio di Apple e Steve Jobs, durato 12 anni, è stato un momento particolare nell'evoluzione del piccolo computer della casa con la Mela. Lui è cresciuto un po' selvaggio e sofferente, disperso senza più una figura paterna che lo indirizzasse, mentre Jobs si è "rifatto una famiglia", anzi due. La seconda, Pixar, è stata un successo straordinario e oggi, dopo l'acquisizione da parte della Walt Disney ha fornito agganci e comprensione della filosofia con cui si lavora nel mondo dell'industria culturale di massa a Steve Jobs che vengono sfruttati ampiamente per iTunes store. La prima è stata la NeXT, dove Jobs ha cercato di rifare, anzi di continuare a fare quello che avrebbe voluto con il Macintosh. Il successo di pubblico proprio non c'è stato, ma quelli sono stati anni di maturazione che l'uomo ha saputo sfruttare in maniera costruttiva. E quando è tornato ad Apple, anziché sedersi al suo posto abituale con i soliti commensali, ha creato una inedita famiglia allargata dell'informatica, ibridando la tecnologia più esclusiva - cioè quella di Apple - con il codice di Unix nella sua variante open di Bsd, ovverosia Mac Os X. Una famiglia allargata che ha trovato nel sangue nuovo e nelle vecchie abitudini e nei vecchi pregi la capacità di ibridare e innovare sempre di più.Una leva sostanziale per questo salto di qualità che è il nuovo Mac, nato dopo il ritorno di Steve Jobs, è stata la penna che ne ha disegnate le forme, cioè Jonathan Ive. "Jony", come adesso ama farsi chiamare, è un minimalista più minimalista del re. Cioè di Steve Jobs. E ne ha saputo interpretare in maniera eccellente la filosofia che si rispecchia anche nel nitore e nella semplicità essenziale del suo software. Linee pulite e materiali gradevoli al tatto, niente fronzoli od orpelli. Il Macintosh, sia esso fisso o portatile, risplende della capacità di essere semplice ed essenziale. Vale la pena ricordare qui in conclusione quello che si diceva poco sopra: quando Steve Jobs nel 1997 è tornato ad Apple ha ripreso il filo del discorso esattamente da dove lo aveva lasciato. L'azienda era in crisi, lui ha chiuso tutte le linee di prodotti non essenziali (ad esempio, il Newton) e ha lanciato un nuovo Mac. Anzi, l'iMac: l'evoluzione naturale del Macintosh originario. Con coerenza, e con la capacità ogni volta di migliorare ulteriormente.Adesso che ha 25 anni il Mac è grande: primeggia nei portatili e nei fissi, ha due "figli" (iPod e iPhone) e una vita ancora molto lunga davanti, nonostante tutto il gran parlare che si fa di "cloud computing" (una filosofia assolutamente complementare a quella del Mac) e di media center. Campo quest'ultimo in cui, tra Mac mini e Apple Tv potrebbe forse arrivare quell'ibrido che, dopo 25 anni, rivoluziona anche il modo in cui si guarda la tivù... Beh, non mettiamoci a sognare, soprattutto non prima di un Macworld, il primo in cui Steve Jobs non guida la banda per la prima volta da molti anni. Apple sta cambiando passo ancora una volta, l'azienda della rivoluzione permanente cova e inventa altre genialate come solo lei sa fare, e la vecchia abitudine di emozionarci spingendoci a fantasticare la vigilia del Macworld come se fosse la notte di Natale non è certamente scomparsa.Buon compleanno, caro vecchio Macintosh, e addio Macworld. Il ragazzo è cresciuto e non ha più bisogno del suo "tutore" che lo accompagni ogni anno verso il pubblico. C'è internet e forse ci sarà anche una speciale festa di buon compleanno, tra qualche settimana, per scoprire ancora qualcosa di nuovo...
lunedì 1 dicembre 2008
Grande Fratello MApple!
Gustatevi questo estratto dall'ultimo episodio dei Simpsons, andato in onda ieri sera negli USA. Dedicato a tutti gli adepti della Grande Mela...
Via | melablog.it
Via | melablog.it
lunedì 7 luglio 2008
Finalmente sarà davvero iPhone!
Finalmente ho trovato come usare l'iPhone senza svenarmi, come vorrebbero TIM e Vodafone! Come sapete io sono stato un fan del nuovo oggetto meraviglioso di apple, fin dal primo keynote del gennaio 2007 in cui venne annunciato. Quanta attesa: il primo palmare telefono pc che permetteva di navigare ovunque ed era pure cool! Troppo bello!Negli USA ha significato la possibilità di essere finalmente connessi sempre, ovunque si sia. Le tariffe, infatti, prevedono tutte la flat dati e, anche in quella minima, sono compresi centinaia di minuti e messaggi. Non è tutto. Con la nuova versione si è deciso di abbassare il costo del modello 16GB a soli 299$.
Il 9 giugno scorso, oltre all'annuncio dell'iPhone 3G e dei nuovi costi negli USA, abbiamo avuto la grande notizia: finalmente sarebbe arrivato pure in Italia (l'11 luglio, venerdì prossimo) e, unico paese al mondo, con ben 2 carrier: Vodafone e Tim. D'altronde il nostro è uno dei mercati di telefonia mobile più grandi al mondo, quindi è un privilegio del tutto meritato.
Le indiscrezioni sulle tariffe non sono state assolutamente positive, fino all'ultima versione semiufficiale, riporata dal Sole 24 Ore giovedì scorso (qui) e riassunte in questa tabella:
Non solo l'iPhone costa nettamente di più che nel resto del mondo (549€ la versione 16GB!), ma non è nemmeno prevista per nessuna cifra (e si arriva addirittura a 200€ al mese!) una vera flat dati. Inoltre l'unica tariffa appetibile, per un utente privato e non fanatico come me, la Starter della TIM, non prevede nemmeno un minuto di chiamate comprese e costa la bellezza di 30€ al mese! Complimenti per il nuovo cartello dei 2 carrier italiani! Leggete le reazioni di alcuni blogger in questo articolo, sempre sul Sole 24 Ore.Negli ultimi giorni ero davvero scorato e mi ero quasi deciso a rinunciare ad acquistarlo, anche se sono quasi 2 anni che lo aspetto! Oggi, però, è arrivata la notizia che tutti stavamo aspettando! L'iPhone non avrà SIM-lock (leggete qui)! Quindi, una volta comprato, potrò registrarlo con la mia SIM Wind e continuare ad usare le tariffe più convenienti. Per esempio, proprio per 30€/mese, potrò avere, oltre a 2GB di dati, tutte le chiamate e gli SMS compresi (qui)! Quindi... è una cosa sostenibile! Posso comprare un iPhone ed utilizzarlo senza il salasso economico previsto da TIM e Vodafone!
Inoltre (oggi è proprio la giornata delle buone notizie!) anche 3 venderà l'iPhone da settembre (leggete qui), quindi, visto che comunque prima di Natale non lo prenderò, potrò avere un ulteriore alternativa, in quanto sicuramente le loro tariffe (anche per l'acquisto semplice del telefono) saranno certamente più basse!
La speranza resta: l'iPhone è più vicino!
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