venerdì 1 gennaio 2010
venerdì 25 dicembre 2009
Buon Natale!
martedì 20 ottobre 2009
Halloween Time
domenica 11 ottobre 2009
Condividere ai Tempi del Web 2.0
martedì 28 luglio 2009
Il navigatore italiano è arrivato nel nuovo mondo
domenica 29 marzo 2009
giovedì 19 marzo 2009
The Killers in Milan: Now I'm Human and Dancer
Human
This Is Your Life
Somebody Told Me
For Reasons Unknown
I Can't Stay
Joy Ride
Bling (Confession Of A King)
Shadowplay
Tranquilize
Spaceman
Smile Like You Mean It
A Dustland Fairytale
Sam's Town
Read My Mind
Mr. Brightside
All These Things That I've Done
Bones
The World We Live In
Jenny Was A Friend Of Mine
When You Were Young
Era dal febbraio del 2005 che non vedevo dal vivo i Killers. Di quella data al Rolling Stone molti parlarono male, mentre a me non dispiacque. Certo, da un gruppo così celebrato e che aveva pubblicato un ottimo esordio ci si aspettava altro, soprattutto un concerto un po' più lungo dei 50 minuti totali (pause comprese) che era durato quella volta, nonché un minimo di capacità di coinvolgimento del pubblico, ma tecnicamente i quattro avevano fatto il proprio dovere quella sera. A 4 anni di distanza, in un Forum forse mai così pieno, la band di Las Vegas ha mostrato un'innegabile crescita sotto tutti i punti di vista, ed ha offerto una performance di ottimo livello.
Per carità, niente che entrerà nella storia della musica, intanto per 'colpa' di una 'Smile Like You Mean It' suonata senza nerbo, e di qualche altra lieve sbavatura qua e là, e poi perché effettivamente il suono è sembrato più patinato che davvero caldo, più rivolto all’intrattenimento di massa che non a dare emozioni profonde. Del resto, però, è lo stesso percorso del gruppo ad avere queste caratteristiche: fin dalla seconda prova, 'Sam’s Town', la ricerca di un certo tipo di pomposità 'piaciona' è stata una prerogativa della proposta dei Killers, e proprio per questo, sempre rimanendo nella mia sfera personale, non avevo mai incluso i loro dischi nelle mie top 10 annuali. Al gruppo non era mai mancata, però, la capacità di trascinare l’ascoltatore ad appassionarsi alle proprie canzoni, a viverle in modo molto coinvolto, quasi a partecipare ad esse; così è stato anche in questo concerto, dove non c’è stato soltanto intrattenimento, ma partecipazione da parte del pubblico molto sentita, e se è difficile parlare di vere e proprie emozioni legate a questo live, beh, le sensazioni provate sono state comunque intense.
Stendiamo un velo pietoso sul gruppo spalla, i Louis XIV, altrimenti mi vedrei costretto a passare agli insulti; dirò solo che sono stati senz’altro uno dei 3-4 gruppi peggiori che abbia mai visto dal vivo. Con un lieve ritardo rispetto all’orario annunciato, Brandon Flowers e soci salgono sul palco, e avendo ormai nel proprio repertorio un buon numero di hit, possono subito spararne due senza correre il rischio di non avere poi altri assi da giocarsi. Ecco allora che si comincia con 'Human', ed a stretto giro di posta arriva 'Somebody Told Me', con la folla che, naturalmente, è già carica a mille. Il quartetto è accompagnato da un quinto polistrumentista; Brandon Flowers suona la sua tastiera in modo molto sporadico e si concentra invece sul proprio ruolo di frontman, cantando sempre con buona qualità e tenendo perfettamente dalla prima all’ultima nota per tutta l’ora e mezza di show senza mai una minima esitazione, muovendosi con un buon carisma sul palco e non facendosi mancare, soprattutto all’inizio, siparietti con il pubblico; per quanto riguarda gli altri, il batterista Ronnie Vannucci aveva già mostrato di essere bravo 4 anni fa e stasera dà una conferma della propria abilità, mentre colpisce positivamente la crescita del chitarrista David Keuning e del bassista Mark Stoemer, che suonano per tutto il tempo con la giusta intensità ed in grande scioltezza.
La setlist è abbastanza equilibrata fra tutto il repertorio del gruppo: non mancano nemmeno un paio di estratti da 'Sawdust', ovvero la cover di 'Shadowplay' dei Joy Division (con le immagini del film 'Control' che scorrono sul megaschermo alle spalle della band) e 'Tranquilize', mentre, per il resto, l’ultima fatica 'Day & Age' è ovviamente un pochino privilegiata rispetto ai due dischi precedenti, ma nemmeno più di tanto. L’impressione che si trae da questo live è che l’album con il quale i Killers sono più a proprio agio sia 'Sam’s Town': la resa delle canzoni tratte da esso è superiore alle altre perché semplicemente vengono tute eseguite con grande voglia e padronanza, e le varie 'For Reasons Unknown', 'Bling (Confessions Of A King)', l’acclamatissima 'Read My Mind' e la piano version proprio di 'Sam’s Town' sono i punti più alti della serata, a livello sia tecnico che emotivo; vicine ad esse sono arrivate 'Mr. Brightside', 'Spaceman' e 'A Dustland Fairytale'.
E’ un trionfo, la gente canta ed applaude molto rumorosamente fino all’ultima canzone 'When You Were Young', scelta perfetta per il finale. Se fossi teenager sarebbe stato il concerto della mia vita, ma anche adesso che non lo sono più da 15 anni ed ho visto un buon numero di concerti, sono tornato a casa molto soddisfatto.
Stefano Bartolotta
giovedì 5 marzo 2009
Parigi val bene una Pausa!
Buona lettura!
Scrivo queste righe sul volo di ritorno da Parigi (potenza dell'iPhone!) verso Pisa dopo una bella due giorni passata nella seconda città più bella al mondo (Londra non si tocca!) con l'ottima compagnia di Alessandro (quanti ricordi sono affiorati delle due settimane londinesi del lontano 2002!).
Vengo da un periodo molto intenso, visto che ho dato il mio ultimo esame venerdì scorso e sto provando a concludere la tesi entro metà aprile, ma non mi sarei perso per nulla al mondo questa occasione che mi è capitata del tutto inattesa! Quanto è stato bello! La città è davvero meravigliosa: così unica nel suo aspetto ottocentesco, fuso ad elementi gotici, art decò e ultramoderni, così romantica nella sua essenza stessa! E mi sono ricreduto anche sulle tempistiche: un giorno e mezzo sono più che sufficienti per "respirare" l'atmosfera cittadina
e permettono anche di non intaccare la fitta agenda di impegni che, inevitabilmente, ci attanaglia sempre nella vita di tutti i giorni!
Insomma: un viaggetto bellissimo che vale la pena fare, appena possibile. Per ripartire ancora più carichi per i prossimi impegni! E non vedo l'ora di andare a Londra...
Inviato da iPhone
lunedì 23 febbraio 2009
rkp obamized
Potenza della nuova comunità globale, eh? Se volete anche voi realizzare il vostro obama-manifesto potete andare su: http://obamiconme.pastemagazine.com/.
Buon carnevale a tutti!
lunedì 2 febbraio 2009
Naviganti approdati per caso
- blog degli innamorati (l'ho cercato anch'io e non esiste: come sono finiti qui ben 2 utenti è un mistero!)
- vi.da.va. (boh)
- "pensieri...blu cobalto" negramaro pianoforte (per essere precisi)
- acquistare cibo scaduti on line quale sito (affamato?)
- blu cobalto negramaro canzoni d'amore (un altro precisino fan dei negramaro)
- cinema crepuscolo billy burke kristen stewart robert pattinson (qualcuno che aveva paura di non trovare il film giusto...)
- regalo per appassionato chimica (senza idee!)
- siti nuovi o strani (spero di essere nuovo e non strano!)
- the new day as come (da rivedere l'inglese... e la memoria del titolo)
- come faccio a suonare "quel posto che non c'è" di negramaro al pianoforte (Sicuramente GooglePiano presto fornirà una tastiera virtuale per farlo...)
- come si chiama il quadro di viva la vida (non hai chiesto per favore, quindi google non risponde)
- concerto negramaro acireale:hanno cantato blu cobalto? (GoogleStorico risponde a questo ed altro)
- differenza tra meraviglioso dei negramaro e di domenico modugno (qui rispondo io: quasi nessuna)
- numero telefono per chiamare la striscia la notizia roma (per trovare su google le informazioni che gli elenchi del telefono celano... ma io che c'entro con questa ricerca? Mah!)
Inoltre vorrei precisare che non voglio offendere nessuno, ma semplicemente sorridere insieme a voi. Se qualcuno di voi è giunto su questo blog tramite una chiave di ricerca siete davvero i benvenuti e spero che vogliate tornare anche in futuro a leggere le mie chiacchere in libertà.
giovedì 8 gennaio 2009
Premio Dardos

Il premio Dardos viene assegnato personalmente dal blogger che lo riceve ad altri 15 blogger che, a suo parere, hanno dimostrato impegno nel trasmettere valori culturali, etici, letterari o personali.
Il regolamento "formale" è il seguente:
1) accettare (ma chiaramente non si è obbligati) e comunicare il regolamento visualizzando il logo del premio;
2) linkare il blog che ti ha premiato:
3) premiare altri 15 blog meritevoli avvisandoli del premio
Ho indagato un po' in rete e ho scoperto che l'origine di questo premio è ignota. Sebbene, per certi versi, ricordi le terribili Catene di Sant'Antonio, trovo comunque che sia un'idea davvero lodevole: permette di pubblicizzare i propri blog preferiti, facilitando la scoperta di nuovi ai premiati ed ai lettori.
Anche se non è scritto espressamente nel regolamento, credo non ci sia nulla di male a premiare un numero inferiore a 15 blog (altrimenti sarebbe proprio una Catena di Sant'Antonio).
Ecco, dunque, i miei blog premiati con il Premio Dardos:
altreparole
goccinadluce
Firenze Night & Day
Saint Andres
Storie di Sport
Frank Stajano's Comics Podcast
domenica 4 gennaio 2009
Auguri, Mac. Benvenuto iPhone!
E a proposito di MacWorld, vi riporto questo interessante articolo di MacCity che ripercorre la storia di Jobs, a 25 anni dal primo Mac e alle porte di una nuova era (l'abbandono del MacWorld da parte di Apple) piena certamente di nuove invenzioni fantastiche, come quelle degli ultimi anni!
Steve Jobs ha tanti pregi ma di certo non è un nostalgico. L'uomo ama guardare al futuro, non parla del passato (soprattutto del suo) e cerca in qualche misura di vivere momento per momento quello che la vita ci porta. La filosofia è ottima e sicuramente pagante, visti i successi che Apple è riuscita a raccogliere a partire dal 1997 quando il suo co-fondatore è tornato sul ponte di comando e ha ripreso le redini di una delle più importanti case mondiali di informatica ed elettronica di consumo. Peccato però per il buon vecchio Mac.Sì, perché - sicuramente ai più appassionati non sarà suffito - quest'anno segna un traguardo simbolicamente importante. Il Mac, anzi il Macintosh compie 25 anni. Un quarto di secolo per il computer che ha saputo rivoluzionare il modo in cui viene concepita l'informatica personale dandole quella forma che, grazie ai copioni di Microsoft, è diventata la norma. Un quarto di secolo e ancora tutta la voglia di andare avanti che Apple sta manifestando da 11 anni a questa parte, dopo il suo "Medio Evo", il suo secolo buio durato 12 anni a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta.Adesso il Macintosh compie un quarto di secolo e volendo guardare indietro pare incredibile il numero di trasformazioni che ha saputo compiere, sempre seguendo lo stesso filo coerente. In queste pagine digitali abbiamo più volte stigmatizzato gli errori di Apple, soprattutto nel periodo in cui alla guida dell'azienda c'erano uomini di valore che però non hanno saputo farla fruttare a dovere. Gli Amelio, gli Sculley e gli altri che hanno visto scivolare tra le dita il patrimonio costruito da Apple nei primi, rocamboleschi anni dell'Apple II, fino al lancio nel 1984 del Macintosh, lo strumento che è costato il posto a Steve Jobs ma che ha consentito alla compagnia di andare avanti per due lustri, primeggiando comunque nel mercato.Spezziamo una lancia a favore del "Medio Evo" di Apple. Ricordiamoci che per molti di noi - tra quelli più "anziani" - la scoperta del Macintosh è avvenuta non sotto l'egida di Steve Jobs ma sotto quella di qualcuno dei suoi epigoni. Chi ha comprato Lc II, Lc III, Performa, Quadra e via dicendo lo ha fatto acquistando in realtà nipoti e nipotini di quel primo Macintosh 128k lanciato nel 1984 grazie agli insegnamenti del mitico Xerox Parc, il laboratorio di Palo Alto dove alcuni tra i migliori scienziati informatici al mondo avevano concepito nei principali dettagli l'interfaccia a finestre, menu e icone e l'utilizzo del mouse inventato da Douglas Engelbart. Ma non è finita.Come si potrebbe pensare di festeggiare i 25 anni del Macintosh senza ricordare anche il suo "padre naturale", cioè Jef Raskin, il padre vero e proprio del Mac, quello che più di ogni altro, Jobs compreso (che allora fantasticava di un super-computer personale chiamato Lisa, dall'avvenire breve e non molto fortunato)? Antonio Dini ne aveva tracciato un profilo nel giorno della sua scomparsa e a quello rinviamo i nostri lettori.Il Macintosh però non è stato solo una intuizione iniziale. Dietro al computer simbolo della casa della Mela c'è molto di più. Ad esempio, una filosofia che Steve Jobs ha saputo concepire e riprendere come se non si fosse mai interrotta, quando è tornato alla guida di Apple. Lui aveva fatto da levatrice al primo Macintosh, un computer "compatto" e trasportabile, dalle incredibili capacità. Una scatoletta potente adatta ai geni della nascente informatica (ah, quanti debiti ha la moderna cultura degli hacker verso Jobs e Steve Wozniak!) che addirittura parlava, e le sue prime parole furono di saluto per Steve Jobs e di avvertimento per il pubblico riunito il 24 gennaio di 25 anni fa in una sala dell'hotel Marriot di San Francisco: non vi fidate di un computer che non potete trasportare.Era una frase densa di riferimenti, una vera e propria dichiarazione d'intenti a favore dell'informatica personale e contro quella dei colossi "Mainframe" soprattutto di Ibm, il vero cattivo di 2001 Odissea nello spazio (provate a cambiare Hal 9000 spostando le lettere del suo nome in avanti di una posizione nell'alfabeto, e ottenete Ibm 9000...). Una dichiarazione accompagnata poi dallo spot storico di Ridley Scott, il regista che era "esploso" con Blade Runner e che firmò lo spot trasmesso solo durante la finale del Super Bowl negli Usa. Quel mitico "1984" in cui si scopre che il 1984 non sarà come il "1984" di George Orwell, perché un alato personaggio femminile, la lanciatrice del martello, scaglierà il suo maglio contro lo schermo che ipnotizza le classi lavoratrici della nascente economia della conoscenza. Quello stesso spot che venne ripreso solo una volta, dallo stesso Steve Jobs, dopo un rapido maquillage di Pixar che ne aveva accorciato un paio di passaggi e inserito digitalmente un iPod alla cintura della ragazza, per festeggiare cinque anni fa i 20 anni del Mac e il successo del suo primo figlioletto, appunto l'iPod.Il Macintosh ha avuto una brillante carriera scientifica (ad oggi è ancora uno dei computer più amati nei laboratori di biologia, chimica e fisica) e una altrettanto fantastica carriera cinematografica e televisiva. A partire dal quarto film per il grande schermo di Star Trek, Rotta verso la terra, nel 1986, in cui il compianto James Doonhan (cioè il signor Scott), inscenava un teatrino niente male cercando di dare ordini al computer di Apple parlando nel mouse, allo scopo di fabbricare quell'alluminio trasparente necessario alla costruzione del serbatoio con cui trasportare le balene megattere nel futuro, il Mac è stato protagonista di centinaia se non migliaia di pellicole. Usato grazie ad una straordinaria capacità del marketing dell'azienda di lavorare gomito a gomito con Hollywood, innovando l'idea stessa di product placement, e grazie anche alla passione che molti registi e sceneggiatori hanno sempre avuto per il "loro" computer (non a caso, i primi software per scrivere specificamente sceneggiature sono apparsi proprio su Mac).Il divorzio di Apple e Steve Jobs, durato 12 anni, è stato un momento particolare nell'evoluzione del piccolo computer della casa con la Mela. Lui è cresciuto un po' selvaggio e sofferente, disperso senza più una figura paterna che lo indirizzasse, mentre Jobs si è "rifatto una famiglia", anzi due. La seconda, Pixar, è stata un successo straordinario e oggi, dopo l'acquisizione da parte della Walt Disney ha fornito agganci e comprensione della filosofia con cui si lavora nel mondo dell'industria culturale di massa a Steve Jobs che vengono sfruttati ampiamente per iTunes store. La prima è stata la NeXT, dove Jobs ha cercato di rifare, anzi di continuare a fare quello che avrebbe voluto con il Macintosh. Il successo di pubblico proprio non c'è stato, ma quelli sono stati anni di maturazione che l'uomo ha saputo sfruttare in maniera costruttiva. E quando è tornato ad Apple, anziché sedersi al suo posto abituale con i soliti commensali, ha creato una inedita famiglia allargata dell'informatica, ibridando la tecnologia più esclusiva - cioè quella di Apple - con il codice di Unix nella sua variante open di Bsd, ovverosia Mac Os X. Una famiglia allargata che ha trovato nel sangue nuovo e nelle vecchie abitudini e nei vecchi pregi la capacità di ibridare e innovare sempre di più.Una leva sostanziale per questo salto di qualità che è il nuovo Mac, nato dopo il ritorno di Steve Jobs, è stata la penna che ne ha disegnate le forme, cioè Jonathan Ive. "Jony", come adesso ama farsi chiamare, è un minimalista più minimalista del re. Cioè di Steve Jobs. E ne ha saputo interpretare in maniera eccellente la filosofia che si rispecchia anche nel nitore e nella semplicità essenziale del suo software. Linee pulite e materiali gradevoli al tatto, niente fronzoli od orpelli. Il Macintosh, sia esso fisso o portatile, risplende della capacità di essere semplice ed essenziale. Vale la pena ricordare qui in conclusione quello che si diceva poco sopra: quando Steve Jobs nel 1997 è tornato ad Apple ha ripreso il filo del discorso esattamente da dove lo aveva lasciato. L'azienda era in crisi, lui ha chiuso tutte le linee di prodotti non essenziali (ad esempio, il Newton) e ha lanciato un nuovo Mac. Anzi, l'iMac: l'evoluzione naturale del Macintosh originario. Con coerenza, e con la capacità ogni volta di migliorare ulteriormente.Adesso che ha 25 anni il Mac è grande: primeggia nei portatili e nei fissi, ha due "figli" (iPod e iPhone) e una vita ancora molto lunga davanti, nonostante tutto il gran parlare che si fa di "cloud computing" (una filosofia assolutamente complementare a quella del Mac) e di media center. Campo quest'ultimo in cui, tra Mac mini e Apple Tv potrebbe forse arrivare quell'ibrido che, dopo 25 anni, rivoluziona anche il modo in cui si guarda la tivù... Beh, non mettiamoci a sognare, soprattutto non prima di un Macworld, il primo in cui Steve Jobs non guida la banda per la prima volta da molti anni. Apple sta cambiando passo ancora una volta, l'azienda della rivoluzione permanente cova e inventa altre genialate come solo lei sa fare, e la vecchia abitudine di emozionarci spingendoci a fantasticare la vigilia del Macworld come se fosse la notte di Natale non è certamente scomparsa.Buon compleanno, caro vecchio Macintosh, e addio Macworld. Il ragazzo è cresciuto e non ha più bisogno del suo "tutore" che lo accompagni ogni anno verso il pubblico. C'è internet e forse ci sarà anche una speciale festa di buon compleanno, tra qualche settimana, per scoprire ancora qualcosa di nuovo...
venerdì 2 gennaio 2009
Notte Magica a Roma
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mercoledì 24 dicembre 2008
Auguri a tutti!

Il Natale è dunque giunto e vi voglio fare i migliori auguri per una splendida serata/giornata con le vostre famiglie.Vi faccio inoltre davvero tanti auguri per un meraviglioso 2009 pieno di soddisfazioni e momenti felici! Naturalmente l'augurio è anche rivolto a questo blog, ancora così "giovane", ma a cui sono ormai molto affezionato!
Auguri a tutti!
giovedì 4 dicembre 2008
Pensieri Blu Cobalto

Il concerto inizia con Senza Fiato, una canzone bellissima, che non era mai stata eseguita live. In seguito si sono sentiti i due nuovi brani - Meraviglioso e Blu Cobalto (quest'ultima davvero bella!) - oltre che tutti i loro grandi successi per oltre 2 ore di concerto. C'è stato pure il tempo per intonare qualche nota di With or Without You, degli U2 e di ballare una versione veramente disco di Nuvole e Lenzuola. Insomma, sono sempre grandi e ci regalano sempre serate bellissime.
Durante il concerto Giuliano ha detto più volte che sarebbero mancati a lungo, il che può significare solo che sono pronti a iniziare a preparare il nuovo album. Visti i 2 recenti inediti, c'è solo da sperare bene. Li attenderemo, per mettere di nuovo Via le Mani dagli Occhi. Nel frattempo potremo riascoltarli, tra mille pensieri Blu Cobalto!
Vi lascio con un piccolo filmato della Finestra, fatto dal sottoscritto:
E, naturalmente, con una recensione del concerto. Purtroppo a Firenze sembra che nessuno abbia scritto un'articolo, quindi vi lascio alla recensione (accorciata) del loro recente concerto ad Acireale (qui), che si è tenuto qualche giorno fa con la stessa scaletta:
Giuliano Sangiorgi era un po’ appesantito, questo bisogna ammetterlo. Maglia nera, pantaloni dello stesso colore ed anfibi scuri anch’essi, quando alzava le braccia e saltava, mostrava al pubblico una discreta pancetta, pure lievemente pelosa.
Nonostante la fisicità non proprio scultorea del frontman, i Negramaro hanno riempito mercoledì sera il palasport di Acireale, facendo cantare e ballare migliaia e migliaia di persone.
...
Quando si spengono le luci, sono passate da poco le 21.30 e alcuni teloni bianchi nascondono il gruppo, che parte con le note di Senza fiato, tra lo stupore di chi quel pezzo proprio non se lo aspettava.
Finita la canzone, alzatosi anche il candido sipario, è il delirio.
La distrazione, Mentre tutto scorre, Un passo indietro, L’immenso, La finestra, Neanche il mare, Giuliano poi sta male, Parlami d’amore vengono sciorinate quasi senza interruzioni, eccezion fatta per le brevi presentazioni del vocalist, che è riuscito ad accattivarsi tutto il pubblico grazie all’energia che riusciva a trasmettere. Saltava da una parte all’altra del palco, e lo seguivano Emanuele Spedicato ed Ermanno Carlà, rispettivamente chitarre e basso, le cui performance sono state ottime ed incisive.
Spazio alla musica senza parole, al puro piacere della melodia e del suono da ascoltare soltanto, in assenza di una voce che lo accompagni.
Quasi a metà concerto, Giuliano ha preso il microfono e ha raccontato la storia della canzone che avrebbe di lì a poco eseguito.
«Quando è stata scritta, era il 1968 e non erano anni facili. Nemmeno questi lo sono e, pur sapendo che sta andando un po’ tutto a merda, vogliamo che questo pezzo sia un augurio».
Ed era Meraviglioso, cover di Domenico Modugno. Poi, nell’ordine, L’immensità, Solo3min, E ruberò per te la luna, un breve spezzone, al pianoforte, di With or without you, degli U2.
L’attesissima Quel posto che non c’è, a dirla tutta, perdeva qualcosa nell’esecuzione affidata unicamente al pianoforte e alla voce di Giuliano, ed è risultata meno vivace di quanto ci si aspettasse.
A seguire, Solo per te, Nuvole e lenzuola, Tu ricordati di me, alla quale ha fatto eco un tributo a De André, con qualche verso de La guerra di Piero, contro tutte le guerre.
Dopo una pausa, che sudati com’erano c’era il rischio che i Negramaro si sciogliessero in scena, è stato il momento di Blu cobalto, un inedito che, a quanto pare, è stato eseguito per la prima volta dal vivo per il pubblico di Acireale.
Erano le 23.15, il popolo del palazzetto sembrava non sentire la fatica, anche se le voci cominciavano a mancare.
Cade la pioggia, e le luci si spengono.
I fan urlano, li chiamano indietro, reclamano Estate, la intonano, poiché non era stata ancora eseguita e il concerto non si poteva chiudere senza Estate!
Appena i riflettori s'illuminano un'altra volta, Giuliano corre al centro della scena, agguanta il microfono, ignora la richiesta e comincia a dire che "sì, vai via. Senza di me, tu vai via". Via le mani dagli occhi: secondo i Negramaro il concerto non si poteva chiudere senza Via le mani dagli occhi.
Giuliano scende dal palco, corre tra il pubblico. Stringe mani, sorride, abbraccia i suoi fan e li ringrazia, più e più volte. Torna sulla scena, presenta i Negramaro delle retrovie, quelli che non sono nemmeno tanto noti, senza i quali, però, il loro fenomeno non sarebbe esistito.
Quando si girano e si rifugiano nel backstage, le luci del palasport si accendono e un tecnico porta via il microfono, ancora attaccato all’asta.
...
mercoledì 26 novembre 2008
Quelle belle île Maurice
Il sole, il mare bellissimo, ma anche una popolazione davvero gentile e disponibile: Mauritius è davvero una destinazione da consigliare!
sabato 15 novembre 2008
Sulle tracce del Dodo
lunedì 6 ottobre 2008
La Fiera e gli Hobby
martedì 30 settembre 2008
Viva la vita degli innamorati in giappone!
I Coldplay al Palamalaguti di Bologna: cronaca di una serata speciale
Successo di pubblico e grandiosa partecipazione per la prima data italiana del Viva la Vida Tour.I Coldplay sono tornati in Italia, ancora più sorprendenti ed esplosivi di tre anni fa. Nel novembre 2005 chi scrive ha assistito personalmente al loro concerto al Forum di Assago e, complice la discreta vicinanza al palco, si è potuto godere appieno della capacita dei quattro inglesi di essere tutt'uno con il loro pubblico.
Sinceramente non ci si aspettava che al PalaMalaguti di Bologna ieri potessero fare meglio. Non così tanto. Rispetto a tre anni fa i Coldplay sono maturati sia musicalmente - anche grazie all'apporto di Brian Eno, produttore storico degli U2 e di Viva La Vida or Death and All His Friends, ultimo album della band - sia nell'allestimento dello show, stupefacente sotto qualsiasi punto di vista.
Il concerto viene introdotto dal Valzer del Danubio Blu di Johann Strauss; il palco è nascosto da un telo semitrasparente che lascia intravedere l'ingresso dei quattro Coldplay sul palco per il loro primo pezzo: Life in Technicolor, strumentale che è anche il brano di apertura di Viva la Vida. Cala il sipario e sullo sfondo possiamo ammirare il quadro di Eugène Delacroix che è presente sulla copertina dell'album. Il palco è sovrastato da diverse sfere bianche che sono state sapientemente usate per proiettare video e luci e dare un quadro nuovo ad ogni canzone. Tocco di originalità: il piccolo televisore sistemato di fianco alle tastiere di Martin che trasmette le immagini del concerto. Subito dopo Life in Technicolor è la volta di Violet Hill, primo singolo estratto dal nuovo album, immediatamente seguita da una delle loro più grandi hit: Clocks. Qui il pubblico viene inondato dalla luce di un laser variopinto. I brani di Viva la Vida, suonati tutti ad eccezione di Yes e Reign of Love, si alternano a quelli dei loro tre precedenti album, con una emozionante Fix You cantata quasi esclusivamente dal pubblico che ha letteralmente sovrastato la voce di Chris Martin, visibilmente emozionato per l'affetto che la platea italiana ha saputo regalare al suo gruppo.Dopo le prime dieci canzoni appare improvvisamente un set di strumenti al fondo di una delle due passerelle che si estendevano in mezzo al pubblico. E' qui che i Coldplay regalano al pubblico la prima piccola sorpresa: un medley di God Put a
Smile Upon Your Face e Talk in versione semi-techno, con Will Champion alla
batteria elettronica, seguito da una versione solitaria da parte di Martin di The Hardest Part e di Postcards from Far Away (brano escluso dalla tracklist di
Viva la Vida) al piano. Il prologo perfetto per l'apoteosi: il singolo Viva la Vida conferma il suo successo planetario con una partecipazione immensa del pubblico di Bologna. Il coro "ooh ooh ooh ooh ooh" viene ripetuto all'infinito dai fan che sembrano non volersi rassegnare alla fine di una canzone così bella e coinvolgente.Quando sembra che il battito cardiaco abbia la possibilità di rallentare per un momento, la band stupisce ancora più di quanto si possa immaginare. La loro improvvisa sparizione dal palco dopo Lost! sembra la solita pausa che c'è in qualsiasi concerto prima delle ultime canzoni. Invece no: l'immagine del gruppo armato di chitarre acustiche appare sulle sfere giganti e la sorpresa si stampa sul volto del pubblico quando i riflettori si accendono sulle gradinate in fondo al palazzetto. Lì i Coldplay danno vita a una meravigliosa versione acustica di The Scientist, uno dei loro pezzi più belli, e di Death Will Never Conquer, altro inedito che non è riuscito a comparire nell'album, prima della vera pausa, scandita da un remix techno di Viva la Vida.
Il finale di concerto è mozzafiato. Politik, brano presente in A Rush of Blood to the Head, precede la meravigliosa Lovers in Japan, dove le luci e migliaia di farfalle di cartavelina danno al PalaMalaguti un'atmosfera primaverile e gioiosa. Death and All His Friends chiude il concerto, così come chiude l'album... O forse no? Già, perchè le luci del palazzetto non si accendono, anche se alcuni tecnici saliti sul palco ingannano buona parte del pubblico che ha iniziato ad avviarsi verso le uscite. I riflettori si illuminano di giallo, e la band torna sul palco per Yellow, il loro primo successo, per altro amatissimo da un pubblico che scandisce ogni parola nonostante la stanchezza e la poca voce rimasta.
Stavolta è davvero finita.I quattro ragazzi salutano il pubblico con affetto e le casse diffondono le note di The Escapist, che accompagna la gente a casa con ancora negli occhi le immagini di un concerto splendido. Sarà un giudizio di parte, ma il voto è un 10 e lode.
giovedì 25 settembre 2008
1000 grazie!
Ad appena 3 mesi dal lancio, questo blog ha già toccato le 1000 visite! Forse non sono molte in assoluto, ma a me sembrano davvero tantissime! Grazie a tutti voi che passate qui e, ancora una volta, vi invito a commentare il più possibile: il bello di poter dire la propria è quando questa dà il via ad una discussione costruttiva.


